{"id":1163,"date":"2026-05-20T15:24:52","date_gmt":"2026-05-20T13:24:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.gdeangelis.eu\/index\/?p=1163"},"modified":"2026-05-20T16:39:07","modified_gmt":"2026-05-20T14:39:07","slug":"citta-del-lavoro-o-della-rendita-g-de-angelis-cur","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gdeangelis.eu\/index\/2026\/05\/20\/citta-del-lavoro-o-della-rendita-g-de-angelis-cur\/","title":{"rendered":"Citt\u00e0 del lavoro o della rendita?, G. De Angelis (cur.)"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Contributi di<\/strong>:&nbsp;<em>Alessandro Bozzetti, Michele Bulgarelli, Carlotta Caciagli, Gianluca De Angelis, Francesca della Ratta-Rinaldi, Alberto De Nicola, Marta Fana, Francesco Gentilini, Barbara Giullari, Emanuele Leonardi, Marco Marrone, Nicola Quondamatteo, Antonella Verduci, Lorenzo Zamponi<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Un estratto dell&#8217;introduzione dal sito di Orthotes Editrice: <em><a href=\"https:\/\/www.orthotes.com\/citta-del-lavoro\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Citt\u00e0 del lavoro o della rendita?, G. De Angelis (cur.)<\/a><\/em><\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p>In Italia, nel censimento del 1951 il numero di case occupate da residenti proprietari era il 40%, in quello del 1971 era il 50,1%. La corsa al mattone dei venti anni successivi \u00e8 tale che nel 1991 le abitazioni occupate dai residenti proprietari arrivano al 68%. Il meccanismo rallenta con il nuovo millennio. Nel 2001 la quota di case occupate dai proprietari \u00e8 pari al 71,4%, nel 2011 il 72,5%. Del resto, come in Inghilterra e in Francia, gli anni tra i \u201860 e i \u201970 sono quelli in cui anche in Italia si mette fine al programma di alloggi pubblici. La fine del fondo Gescal (Gestione Casa per i Lavoratori), l\u2019avvio delle agevolazioni creditizie, sostenute dall\u2019IMI, sono alcuni degli interventi tesi a ridefinire in senso privato la domanda di alloggio, creando un mercato per i produttori di case da una parte, ma anche producendo l\u2019effetto di legare i neo-proprietari alle loro propriet\u00e0, tenendoli lontani dalle forme pi\u00f9 collettive di abitare. I confini tra le classi non sono davvero messi in discussione, la propriet\u00e0 della casa resta differenziata, ma di certo l\u2019effetto di queste politiche \u00e8 quello di scardinare i pi\u00f9 tradizionali pattern di classe, sia dando luogo a posizionamenti simultanei e contraddittori, sia ad aspirazioni che oggi sembrano ormai destinate a restare disattese.<\/p>\n\n\n\n<p>Se il lavoro nel corso della seconda met\u00e0 del XX secolo smette di essere la condanna del periodo pre-industriale e, piuttosto, diventa lo strumento attraverso il quale chi lavora ha potuto aspirare ad avanzamenti in termini di benessere inediti \u00e8 per una molteplicit\u00e0 di ragioni, anche contrapposte, e di attori capaci di dar forma a quelle ragioni. N\u00e9 la propriet\u00e0 sociale, n\u00e9 l\u2019accesso a quella privata, pur nelle sue forme elementari, sono tratti intrinseci del lavoro per come deriva dalla legge di mercato. Se lo sono state, per un periodo anche abbastanza lungo, \u00e8 per l\u2019azione contrapposta di chi ha creduto nella costruzione di un orizzonte di classe comune per i lavoratori e le lavoratrici e la reazione di chi ha capito che per frammentare quell\u2019orizzonte bastava mettere mano ai punti di vista, ripristinando le distanze tra le classi, ma anche esacerbando quella tra le posizioni all\u2019interno della stessa classe. La spinta alla propriet\u00e0 della casa \u00e8 parte di quella reazione, cos\u00ec come lo sono stati gli incentivi alle altre forme di privatizzazione dei beni collettivi. \u00c8 quindi a quella complessit\u00e0 che si deve guardare per comprendere la costruzione del valore sociale del lavoro e la crisi che oggi lo caratterizza. Per questo, interrogarci sull\u2019attualit\u00e0 del valore sociale del lavoro significa anche interrogarsi sulla realt\u00e0 che lo definisce guardando al di l\u00e0 del mercato e dell\u2019impresa. Questo \u00e8 lo scopo dell\u2019Inchiesta Sociale realizzata nella citt\u00e0 metropolitana di Bologna sintetizzato nell\u2019interrogativo \u00abcitt\u00e0 del lavoro o citt\u00e0 della rendita?\u00bb. Se la citt\u00e0 del lavoro \u00e8 la citt\u00e0 in cui il lavoro \u00e8 anche la via per la valorizzazione della persona, la citt\u00e0 della rendita \u00e8 quella in cui il valore del lavoro si riduce a quello di mercato e la possibilit\u00e0 di una vita dignitosa torna a passare per la stretta via della propriet\u00e0.<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/www.orthotes.com\/citta-del-lavoro\/\" target=\"_blank\" rel=\" noreferrer noopener\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.orthotes.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/De-Angelis-scaled.jpg\" alt=\"\"\/><\/a><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Contributi di:&nbsp;Alessandro Bozzetti, Michele Bulgarelli, Carlotta Caciagli, Gianluca De Angelis, Francesca della Ratta-Rinaldi, Alberto De Nicola, Marta Fana, Francesco Gentilini, Barbara Giullari, Emanuele Leonardi, Marco Marrone, Nicola Quondamatteo, Antonella Verduci, Lorenzo Zamponi Un estratto dell&#8217;introduzione dal sito di Orthotes Editrice: Citt\u00e0 del lavoro o della rendita?, G. 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