{"id":211,"date":"2015-01-20T16:13:37","date_gmt":"2015-01-20T15:13:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gdeangelis.eu\/index\/?p=211"},"modified":"2015-03-15T02:06:34","modified_gmt":"2015-03-15T01:06:34","slug":"il-lavoro-gratuito-tra-emersione-ed-emergenza-segnalazione-articolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gdeangelis.eu\/index\/2015\/01\/20\/il-lavoro-gratuito-tra-emersione-ed-emergenza-segnalazione-articolo\/","title":{"rendered":"Il lavoro gratuito tra emersione ed emergenza [segnalazione articolo]"},"content":{"rendered":"<p>[il testo \u00e8 estratto da <em>Il lavoro gratuito tra emersione ed emergenza<\/em>, pubblicato sulla rivista quadrimestrale dell&#8217;IRES CGIL Emilia-Romagna &#8211; ERE Emilia Romagna Europa, N.17\/18 \/ Dicembre 2014; pp. 39-44]<\/p>\n<p>Circa un mese fa, infastidito dall&#8217;idea di dover fare il viaggio Bologna-Roma in una macchina vuota ho pensato di iscrivermi ad uno di quei siti per autostoppisti 2.0, di quelli cio\u00e8 in cui il passaggio in macchina lo si cerca\/offre da casa, fissando un appuntamento preciso e basando la propria scelta sui feedback lasciati dagli altri utenti. Al ritorno, mentre accompagnavo i miei passeggeri, mi sono imbattuto in una coppia di giocolieri che al semaforo intrattengono gli automobilisti per un&#8217;offerta. Per quanto non sembrassero disperati, guardandoli, una ragazza nella mia macchina mi spiega come si sentisse fortunata, lei, ad aver trovato un lavoro giusto in tempo, prima della crisi che ormai mette in ginocchio anche Bologna. Stanco del viaggio pensavo di chiudere velocemente la conversazione sottolineando che, dal suo punto di vista, ci\u00f2 che mancava ai due giocolieri davanti a noi non fosse tanto un lavoro, quanto un salario. Inutile dire che la conversazione non si \u00e8 mai chiusa.<br \/>\nEppure, quello che intendevo dire non mi sembrava particolarmente provocatorio e si regge, anzi, su una delle convenzioni pi\u00f9 solide del capitalismo: affinch\u00e9 vi sia lavoro, una qualsiasi attivit\u00e0, utile o meno che sia, deve essere messa a produrre valore economico (profitto) e riconosciuta produttiva attraverso l&#8217;erogazione di un salario. Che l&#8217;esito dell&#8217;attivit\u00e0 in questione sia utile, bello, dannoso o meno, non ha alcuna importanza. Se quei due giocolieri avessero lanciato le loro clavette in un contesto formalizzato di un&#8217;impresa circense non avrebbero prodotto nulla di pi\u00f9 utile o di pi\u00f9 bello, ma sarebbero stati dei lavoratori perch\u00e9 avrebbero visto la loro attivit\u00e0 concreta, lanciare delle clavette per divertire un pubblico, astrarsi in una misura \u2013 convenzionale anch&#8217;essa \u2013 del valore economico prodotto.<br \/>\nPer quanto cos\u00ec sommariamente ripresi, i concetti marxiani di valore d&#8217;uso e valore economico, di lavoro concreto e lavoro astratto risultano estremamente utili per mettere a fuoco ci\u00f2 di cui dovrei parlare davvero in queste poche pagine e cio\u00e8 del perch\u00e9 abbia senso parlare di lavoro gratuito.<br \/>\nSono cos\u00ec utili che in prima battuta proprio pensando al \u201clavoro gratuito\u201d, non ci sarebbe molto altro da aggiungere n\u00e9 di particolarmente sorprendente. Al contrario, l&#8217;intero processo di accumulazione e di riproduzione del capitale, cos\u00ec come \u00e8 stato analizzato da Marx, si reggerebbe proprio sull&#8217;esistenza di una differenza tra il valore economico prodotto dal lavoratore e quello convenzionalmente attribuitogli attraverso la misura del tempo e, quindi, retribuito dal datore di lavoro. Marx chiamava questa differenza plusvalore e, in quest&#8217;ottica, il profitto \u00e8 il risultato della produzione di valore economico, cio\u00e8 del lavoro, non retribuita, cio\u00e8 gratuito.<br \/>\nOra, per quanto un&#8217;interpretazione di questo genere sembri non lasciare molti spazi ad ulteriori ragionamenti, lo si capisce bene, affermare che un&#8217;attivit\u00e0 lavorativa possa essere gratuita non \u00e8 cosa da poco. Anche pi\u00f9 complesso \u00e8 poi accettare l&#8217;idea che in assenza di una remunerazione economica l&#8217;attivit\u00e0 in questione sia davvero gratuita, priva cio\u00e8 di riconoscimenti, come se solo il riconoscimento economico possa costituire una valida motivazione all&#8217;impegno lavorativo. Non \u00e8 per\u00f2 solo per questi elementi di ambiguit\u00e0 che il \u201clavoro gratuito\u201d assume nel dibattito contemporaneo, anche in Italia, un peso crescente<a href=\"#nota1\"><sup>1<\/sup><\/a>.<br \/>\nPer dar conto di questa emergenza, o forse emersione, userei lo spazio che mi resta evocandone gli elementi costitutivi che sintetizzano i piani su cui tracciare alcune dimensioni di analisi: quella produttivo-organizzativa e quella istituzionale.<\/p>\n<p>NUOVI TERRITORI DELLA PRODUZIONE<br \/>\nCome visto con l&#8217;esempio dei giocolieri, la possibilit\u00e0 che una data attivit\u00e0 possa essere riconosciuta come lavoro riguarda solo in minima parte il contenuto dell&#8217;attivit\u00e0 stessa. Ma gli esempi cui \u00e8 possibile ricorrere sono praticamente infiniti. La dinamica attraverso cui elementi formalmente esterni ai processi produttivi vi vengono via via integrati \u00e8, infatti, alla base della longevit\u00e0 del sistema capitalista, capace di rigenerare se stesso proprio a partire da quei territori \u2013 non solo geografici<a href=\"#nota2\"><sup>2<\/sup><\/a> \u2013 non ancora colonizzati. \u00c8 anzi la critica alla rigidit\u00e0 del sistema industriale che, secondo Boltanski e Chiapello, una volta assorbita dal sistema stesso, arriva a costituire le basi del nuovo assetto retorico fondato sui progetti (cit\u00e9 par projets), in cui a dominare sono la flessibilit\u00e0, la messa in discussione delle gerarchie e il nomadismo reticolare applicato al lavoro (1999). Facendo propria la \u201ccritica artistica\u201d al capitalismo industriale, cos\u00ec come gli autori l&#8217;hanno definita, il nuovo capitalismo ha imparato a trarre valore da quegli elementi vocazionali che poco hanno a che fare con il lavoro strettamente fordista. Non a caso nel dibattito italiano la nozione di lavoro gratuito \u00e8 spesso declinata nella doppia accezione di free work: lavoro gratuito, s\u00ec, ma anche lavoro libero. Gli elementi vocazionali, la passione per il proprio lavoro e la centralit\u00e0 che in questa hanno i contenuti immateriali, relazionali e creativi della propria professione sono alcuni degli aspetti che delineano i nuovi territori della produzione. Il lavoro che sfugge alle coordinate spazio-temporali della disciplina fordista sfugge, per\u00f2, anche a quei parametri che ne hanno costituito per decenni i criteri convenzionali di remunerazione<a href=\"#nota3\"><sup>3<\/sup><\/a>. Lo si osserva bene nel complicato universo dei cosiddetti lavoratori cognitivi<a href=\"#nota4\"><sup>4<\/sup><\/a>, per i quali pu\u00f2 non risultare facile ottenere un riconoscimento al mosaico di competenze che si cerca di far valere sul tavolo della contrattazione individuale che non si riduca \u2013 il riconoscimento \u2013 ad una nuova tessera colorata, una nuova competenza da aggiungere al CV. Che non sia, insomma, la speranza di un lavoro futuro a pagare il lavoro di ieri nella reiterazione della promessa<a href=\"#nota5\"><sup>5<\/sup><\/a>. Un rischio, questo, che non riguarda solo i tanti modi formalizzati con cui il lavoro produttivo si veste da esperienza formativa, ma soprattutto le tante occasioni in cui un lavoro, sebbene mal pagato, offre quella possibilit\u00e0 \u201cdi fare rete\u201d, di \u201cstare su un certo progetto\u201d o di \u201cfare una certa esperienza\u201d, che, si spera, possa ripagare in futuro il mancato riconoscimento di oggi.<br \/>\nIl rinvio del godimento (salariale) non riguarda per\u00f2 solo la conoscenza. L&#8217;emergenza data dalle continue riduzioni di spesa pubblica offre, anzi, ampi spazi alla valorizzazione della solidariet\u00e0 e della sensibilit\u00e0 al sociale di quanti immaginano il proprio futuro lavorativo nel sistema dei servizi alla persona. \u00c8 in quest&#8217;ottica, dell&#8217;imprenditorializzazione, che pu\u00f2 essere guardato l&#8217;interesse al \u201criconoscimento e valorizzazione delle competenze [\u2026] nei percorsi di istruzione e in ambito lavorativo\u201d contenuto tra i principi direttivi della delega al governo per la riforma del Terzo Settore<a href=\"#nota6\"><sup>6<\/sup><\/a>. L&#8217;approccio \u00e8 quello del consolidamento dell&#8217;intreccio tra lavoro gratuito e retribuito<a href=\"&quot;nota7\"><sup> 7<\/sup><\/a> cos\u00ec come proposto da Eurofound rispetto alla certificazione delle competenze acquisite con il volontariato, svolto in varie forme, per organizzazioni operanti negli ambiti pi\u00f9 vari<a href=\"&quot;nota8\"><sup> 8<\/sup><\/a>.<br \/>\nInfatti, per estendere la logica dell&#8217;investimento al di fuori delle attivita\u0300 formative e\u0300 necessario puntare ad un sistema di certificazione delle competenze credibile che possa giustificare, agli occhi dei lavoratori, condizioni particolarmente svantaggiose, sul piano della retribuzione e dell&#8217;esigibilita\u0300 dei diritti, tanto quanto su quello formativo. Cosi\u0300, se da un lato il sistema produttivo estrae valore dagli elementi vocazionali dell&#8217;attivita\u0300 dei lavoratori, solidarieta\u0300, passione, voglia di partecipare\/aiutare\/comunicare\/ creare etc., dall&#8217;altro legittima questo super profitto attraverso la pressione all&#8217;imprenditorializzazione del lavoro stesso. Anche perche\u0301 se e\u0300 vero che, come afferma l&#8217;economista spinoziano F. Lordon, il miglior modo per far \u201cmarciare\u201d i dipendenti di una certa impresa e\u0300 quello di arrivare ad una \u201ccolinearizzazione\u201d tra i desideri dei dipendenti e quelli dell&#8217;impresa stessa (2010) e\u0300 forse anche meglio, per un&#8217;organizzazione produttiva, poter contare sul lavoro di chi pur non aspettandosi nulla dai desideri altrui ritiene, lavorando, di soddisfare i propri.<\/p>\n<p>IL LAVORO PRIMA DI TUTTO<br \/>\nIl ruolo giocato dall&#8217;istituzionalizzazione di queste dinamiche e\u0300 evidente e non si limita alla progressiva liberalizzazione dei servizi agli utenti, quindi anche dei diritti dei cittadini, che organizzazioni, piu\u0300 o meno profittevoli, gestiscono gia\u0300 oggi. L&#8217;accento che le politiche del lavoro e di contrasto alla poverta\u0300 pongono sull&#8217;attivazione e\u0300, infatti, cruciale nel ragionamento che provo a fare sul lavoro gratuito. A trasformarsi non sono solo i diritti del lavoratore-cittadino, ma anche il terreno dell\u2019esigibilita\u0300 stessa di quei diritti, ormai trasferita dal lavoro al mercato del lavoro, dall\u2019occupazione all\u2019occupabilita\u0300 ponendo, nella logica del potenziamento individuale, il principio di concorrenza tra i lavoratori al centro dei meccanismi di protezione sociale (Friot, 2011). Il modello di riferimento e\u0300 quello del welfare attivo (workfare), che trasla il concetto di attivazione, tradizionalmente legato alla partecipazione individuale al lavoro di comunita\u0300 e sociale, in un quadro in cui il lavoro per il mercato \u2013 o il tentativo per accedervi \u2013 e\u0300, anche prescindendo dalla sua qualita\u0300, occasione di merito individuale (Borghi e Rizza, 2006: 62). A questa logica, possono essere ricondotte le diverse formule che in Italia, e non solo, costituiscono le modalita\u0300 di accesso ai meccanismi di sostegno al reddito. \u00c8 il caso della Dichiarazione di Immediata Disponibilita\u0300 al lavoro necessaria per accedere ad ASPI e miniASPI e Cassa Integrazione, ma anche l&#8217;obbligo a partecipare a percorsi di riqualificazione individuali (corsi, tirocini etc.) pena il decadimento del diritto all&#8217;indennita\u0300. Anche quando la tutela c&#8217;e\u0300, insomma, sembra orientata piu\u0300 a garantire la buona condotta del tutelato nel futuro che non dalle difficolta\u0300 gia\u0300 occorse anche a prescindere dalla sua volonta\u0300.<br \/>\nNegli Stati Uniti, l&#8217;implementazione di politiche di workfare costituisce forme di invisibilizzazione del lavoro che possono sembrare lontane dalla tradizione europea. Ma i rischi di precarizzazione e gratuitizzazione \u2013 se mi e\u0300 permessa la cruda traduzione di gratuitisation usato da Simonet e Krinsky in un loro recente articolo (2013) \u2013 del lavoro non sembrano poi cosi\u0300 remoti. Basta guardare all&#8217;effetto di sostituzione, che inizia a rilevarsi anche statisticamente, di lavoratori pubblici in settori come quello sanitario a beneficio dei lavoratori di imprese private che, pur svolgendo lavori analoghi ai primi, sperimentano condizioni di impiego decisamente diverse e che al momento non sembrano avere spazi di miglioramento. Anche perche\u0301 se la prospettiva della riqualificazione puo\u0300 funzionare per specifiche figure professionali e in certi settori, piu\u0300 difficile e\u0300 immaginare una via di uscita dal processo di invisibilizzazione per quanti sono impiegati nelle posizioni meno qualificanti. Il rischio, evidente, e\u0300 che la logica correttiva delle condotte individuali sottesa alle retoriche dell&#8217;attivazione-a-qualsiasi-costo possa istituzionalizzare quelle segmentazioni gia\u0300 prodotte dal mercato. Coerentemente a questa prospettiva, infatti, sono i senza- lavoro con i loro percorsi ad essere fatti oggetto di intervento. Alcuni, i piu\u0300 qualificati, torneranno in breve tempo sul mercato; altri, \u201cincorreggibili\u201d, non potranno fare a meno di supporti e misure di intervento diretti; mentre altri ancora continueranno a transitare da un lavoro sottopagato ad un altro espiando, con la dequalificazione professionale, la colpa di un percorso fallimentare. Una prospettiva non dissimile, per la verita\u0300, a quanto osservato da due psichiatri, nel 1967, rispetto alla correzione delle patologie dei pazienti manicomiali attraverso attivita\u0300 da lavoro. Slavich e Comba riflettono sul fatto che l&#8217;esperienza lavorativa ha agevolato la suddivisione in classi dei pazienti che ne venivano in contatto: \u00abda un lato coloro che si riteneva possibile curare con altri mezzi, per restituirli al piu\u0300 presto \u201creintegrati\u201d alla societa\u0300; poi quelli che rimanevano rinchiusi come oggetti passivi di assistenza; e coloro, infine, che avrebbero riacquistato lentamente la loro liberta\u0300 all&#8217;interno dell&#8217;ospedale lavorando nella \u2013 e per la \u2013 istituzione, reintegrandosi ed adattandosi in tal modo alla microsocieta\u0300 istituzionale\u00bb (Slavich e Comba, 1967: 70). Inutile dire che anche nel caso citato la remunerazione del lavoro costituiva un problema di non poco conto.<br \/>\nChe se ne enfatizzi la dimensione emancipatrice o quella ricattatoria, il lavoro gratuito costituisce un terreno di analisi di estremo interesse per la ricerca. Vorrei pero\u0300 concludere provando a sottolineare perche\u0301, oltre la questione della riappropriazione della ricchezza prodotta, il lavoro gratuito potrebbe costituire un terreno di riflessione importante anche per il sindacato. Due sono gli elementi che provo a rilevare. Il primo, di cui in parte ho gia\u0300 detto, attiene alle definizioni che delimitano le nozioni chiave: il lavoro e la sua valutazione, il tempo; il secondo, difficilmente separabile dalla questione delle definizioni, riguarda invece il potere e la sua riproduzione.<br \/>\nNella ricerca che sto svolgendo sul tema del lavoro gratuito la nozione di lavoro e\u0300 costantemente messa in discussione dagli intervistati. I confini che separano il lavoro dal non lavoro appaiono deboli e la retribuzione, cosi\u0300 come altri aspetti formali, non costituisce un riferimento utile alla definizione di cio\u0300 che debba o meno essere considerato lavoro. La retribuzione diventa piuttosto lo strumento attraverso il quale il datore di lavoro attribuisce valore all&#8217;attivita\u0300 svolta, spesso seguendo logiche eterodirette anche rispetto all&#8217;organizzazione e che informano la tensione tra cio\u0300 che e\u0300 giusto e cio\u0300 che non lo e\u0300. Frequentemente, infatti, i criteri di valutazione sono distanti da quelli usati per mobilizzare le soggettivita\u0300 dei lavoratori, cosi\u0300 come da quelli adottati dai lavoratori per trarre soddisfazione dal proprio operato. Un esempio e\u0300 quello di un&#8217;associazione che in Francia si occupa di richiedenti asilo e le cui dinamiche rilevate non sembrano distanziarsi da quelle genericamente riconducibili all&#8217;economia sociale. La consapevolezza dell&#8217;importanza del ruolo ricoperto costituisce, per i lavoratori dell&#8217;associazione, la principale motivazione ad un lavoro emotivamente e materialmente estenuante, in cui, come ha sintetizzato un&#8217;intervistata, \u00abogni errore e\u0300 fatale\u00bb per qualcuno e nel quale praticamente non esistono routine o orari. Nonostante il particolare stato di bisogno degli utenti porti alla moltiplicazione delle attivita\u0300 dei lavoratori, solo alcune sono effettivamente prese in considerazione dall&#8217;organizzazione, quelle rendicontabili, quelle cioe\u0300 sulla base delle quali l&#8217;associazione costruisce la propria sostenibilita\u0300 economica<a href=\"#nota9\"><sup>9<\/sup><\/a>. Il senso di ingiustizia si fonda quindi non tanto sul basso salario o sulla quantita\u0300 di ore e attivita\u0300 svolte gratuitamente, ma sulla discrepanza tra cio\u0300 che i lavoratori considerano lavoro e cio\u0300 che e\u0300 riconosciuto come lavoro. Oltre all&#8217;impatto sui beneficiari dei servizi offerti, lungo questa stessa faglia sono rintracciabili quei meccanismi di produzione della diseguaglianza interna all&#8217;organizzazione che, una volta istituzionalizzati, la giustificano.<\/p>\n<p><a name=\"nota1\"><\/a><sup>1 <\/sup>Vedi il numero monografico di Sociologia del lavoro, 133\/2014, dedicato al lavoro emergente e la conferenza internazionale di giugno 2014 della rivista Etnografia e ricerca qualitativa con un board dedicato al lavoro gratuito: It&#8217;s a free work&#8230; when working relations became passionate.<\/p>\n<p><a name=\"nota2\"><\/a><sup>2<\/sup> In L&#8217;anti-Edipo (1972) Deleuze e Guattari evidenziano come il capitalismo accresca i propri spazi di dominio attraverso una continua ridefinizione dei codici (diritto, cultura, politica etc.) dominanti che rendono coerente un territorio. Il riferimento qui \u00e8 perci\u00f2 alla ridefinizione in senso espansivo delle \u201cfrontiere del capitale\u201d, come le chiamano Mezzadra e Neilson (2014).<\/p>\n<p><a name=\"nota3\"><\/a><sup>3<\/sup> Sul salario come convenzione un contributo importante \u00e8 quello di Olivier Favereau (2006).<\/p>\n<p><a name=\"nota4\"><\/a><sup>4<\/sup> Nell\u2019indagine di Ires Emilia-Romagna, Toscana e Veneto sul lavoro cognitivo, Lavoro, Conoscenza, Sindacato. Una ricerca tra i lavoratori cognitivi, \u00e8 emerso come la continuit\u00e0 e l&#8217;esigibilit\u00e0 della remunerazione siano tra le questioni pi\u00f9 diffuse.<\/p>\n<p><a name=\"nota5\"><\/a><sup>5<\/sup> Terre promesse \u00e8 la serie di articoli sul lavoro gratuito pubblicati su il Manifesto dal 22.10.2014.<\/p>\n<p><a name=\"nota6\"><\/a><sup>6<\/sup> In particolare il comma \u201cg\u201d dell&#8217;articolo 5 della Delega al Governo per la riforma del Terzo Settore, dell&#8217;impresa sociale e per la disciplina del Servizio Civile Universale.<\/p>\n<p><a name=\"nota7\"><\/a><sup>7<\/sup> Si tenga conto che l&#8217;accordo del 23 luglio tra le Organizzazioni Sindacali ed Expo S.p.A. contempla il volontariato, lavoro gratuito, per una Societ\u00e0 per Azioni. Tra i vari commenti sul tema, segnalo quello del blog \u201cLa furia dei cervelli\u201d, all&#8217;indirizzo <a title=\"La Furia dei Cervelli\" href=\"http:\/\/furiacervelli.blogspot.it\/2013\/07\/expo-2015-in-18500-lavoreranno-gratis.html\" target=\"_blank\">http:\/\/furiacervelli.blogspot.it\/2013\/07\/expo-2015-in-18500-lavoreranno-gratis.html<\/a>.<\/p>\n<p><a name=\"nota8\"><\/a><sup>8 <\/sup>Second European Quality of Life Survey. Participation<br \/>\nin volunteering and unpaid work (Eurofound, 2011).<\/p>\n<p><a name=\"nota9\"><\/a><sup>9 <\/sup>Le sovvenzioni pubbliche sono generalmente legate alle attivita\u0300 quantificabili di accoglienza. Nel Programma Annuale 2013 relativo al Fondo Europeo per i Rifugiati reperibile dal sito del Ministero dell&#8217;Interno, ad esempio, i risultati attesi sono in forma di indicatori quantitativi.<\/p>\n<p>BIBLIOGRAFIA<\/p>\n<p>Boltanski L., Chiapello E. (1999), <em>Le nouvel esprit du capitalisme<\/em>, Paris, Editions Gallimard.<br \/>\nBorghi V., Rizza R. (2006), L<em>&#8216;organizzazione sociale del lavoro Lo statuto del lavoro e le sue trasformazioni<\/em>, Milano, Bruno Mondadori.<br \/>\nDeleuze G., Guattari F. (1972), <em>L&#8217;Anti-Oedipe<\/em>, Paris, Minuit, trad. It. L&#8217;Anti-Edipo \u2013 Traduzione di A. Fontana (2002), Torino, Einaudi.<br \/>\nEurofound (2011), <em>Second European Quality of Life Survey. Participation in volunteering and unpaid work<\/em>, Louxembourg, Publications Office of the European Union.<br \/>\nFavereau O. (2006), <em>L&#8217;economia delle convenzioni e la teoria dei salari<\/em>, in Borghi V. e Vitale T. (a cura di), Sociologia del Lavoro N. 104 IV\/2006 Le convenzioni del lavoro, il lavoro delle convenzioni.<br \/>\nFriot B. (2011), <em>Le d\u00e9clin del\u2019emploi est-il celui du salariat? Vers un mod\u00e8le de la qualification personnelle<\/em>, Travail et Emploi 126 (avril-juin 2011).<br \/>\nKrinsky J. e Simonet M. (2013), <em>La servitude et le volontaire: les usages politiques du travail invisible dans les parcs de la ville de New York<\/em>, Soci\u00e9t\u00e9s contemporaines, 2012\/3 n\u00b0 87: 49-74. DOI : 10.3917\/soco.087.0049.<br \/>\nLordon F. (2010), <em>Capitalisme, d\u00e9sir et servitude: Marx et Spinoza<\/em>, Paris, La Fabrique.<br \/>\nMezzadra S., Neilson B. (2014), <em>Confini e frontiere La moltiplicazione del lavoro nel mondo globale<\/em>, Bologna, Il Mulino.<br \/>\nSlavich A., Comba L. J. (1967), <em>Il lavoro rende liberi? Commento a due assemblee di comunit\u00e0 dell&#8217;Ospedale Psichiatrico di Gorizia<\/em>, in Franco Basaglia (a cura di), Che cos&#8217;\u00e8 la psichiatria? Torino, Einaudi: 69-151.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[il testo \u00e8 estratto da Il lavoro gratuito tra emersione ed emergenza, pubblicato sulla rivista quadrimestrale dell&#8217;IRES CGIL Emilia-Romagna &#8211; ERE Emilia Romagna Europa, N.17\/18 \/ Dicembre 2014; pp. 39-44] Circa un mese fa, infastidito dall&#8217;idea di dover fare il viaggio Bologna-Roma in una macchina vuota ho pensato di iscrivermi ad uno di quei siti &hellip; <a href=\"https:\/\/www.gdeangelis.eu\/index\/2015\/01\/20\/il-lavoro-gratuito-tra-emersione-ed-emergenza-segnalazione-articolo\/\" class=\"more-link\">Continua la lettura di <span class=\"screen-reader-text\">Il lavoro gratuito tra emersione ed emergenza [segnalazione articolo]<\/span> <span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[16,6,37],"tags":[39,11,38,15,40],"class_list":["post-211","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-lavoro","category-ricerca","category-segnalazione","tag-free-work","tag-lavoro","tag-lavoro-gratuito","tag-sindacato","tag-unpaid-work"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.gdeangelis.eu\/index\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/211","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.gdeangelis.eu\/index\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.gdeangelis.eu\/index\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gdeangelis.eu\/index\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gdeangelis.eu\/index\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=211"}],"version-history":[{"count":11,"href":"https:\/\/www.gdeangelis.eu\/index\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/211\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":245,"href":"https:\/\/www.gdeangelis.eu\/index\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/211\/revisions\/245"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.gdeangelis.eu\/index\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=211"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gdeangelis.eu\/index\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=211"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gdeangelis.eu\/index\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=211"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}