{"id":608,"date":"2020-05-17T18:18:26","date_gmt":"2020-05-17T16:18:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gdeangelis.eu\/index\/?p=608"},"modified":"2026-03-15T18:39:53","modified_gmt":"2026-03-15T17:39:53","slug":"lavoro-gratuito-o-sfruttamento-incontro-con-maud-simonet","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gdeangelis.eu\/index\/2020\/05\/17\/lavoro-gratuito-o-sfruttamento-incontro-con-maud-simonet\/","title":{"rendered":"Lavoro gratuito o sfruttamento? Incontro con Maud Simonet"},"content":{"rendered":"<p><strong>DISCLAIMER<\/strong>: Intervista inedita per il sito di\u00a0<a href=\"https:\/\/www.revue-ballast.fr\/\" target=\"_blank\">Ballast<\/a>\u00a0liberamente tradotta da G. De Angelis con il consenso della rivista. Eventuali errori, imprecisioni e difformit\u00e0 dal contenuto originale sono responsabilit\u00e0 del traduttore, cos\u00ec come la collocazione (l\u2019ho messa qui perch\u00e9 non avrei saputo dove altro metterla).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone\" src=\"https:\/\/www.revue-ballast.fr\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/maudss.jpg\" alt=\"\" width=\"1200\" height=\"630\" \/><\/p>\n<p><em>Il 15 Febbraio 2019, in occasione di un incontro con gli eletti locali del Finist\u00e8re, il Primo Ministro \u00c9douard Philippe lancia l&#8217;idea di chiedere delle &#8220;contropartite&#8221; ai cittadini che percepiscono forme di aiuti sociali. \u00ab Io sono per proporlo in modo sistematico a chi pu\u00f2 farlo, ma non imporlo \u00bb, ha sottolineato dal canto suo Muriel P\u00e9nicaud, ministro del Lavoro su BFM TV. I confini tra ingiunzione e incentivo possono essere porosi. Cos\u00ec, per tentare di analizzare queste politiche di \u00ab messa al lavoro \u00bb, abbiamo incontrato la sociologa Maud Simonet. A partire da due delle sue opere<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>, abbiamo cercato di identificare ci\u00f2 che queste retoriche e politiche mettono in gioco e di comprendere quali forme di resistenza possono essere messe in campo in opposizione a questa nuova forma civica dello sfruttamento.<\/em><\/p>\n<figure style=\"width: 600px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.revue-ballast.fr\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Maud-Simonet-2-e1551033750757-600x600.jpg.webp\" alt=\"\" width=\"600\" height=\"600\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Maud Simonet di \u00a9 St\u00e9phane Burlot<\/figcaption><\/figure>\n<p><b>S<\/b><strong>i dice che ogni lavoro meriti un salario. E, da\u00a0quanto capiamo,\u00a0il salario \u00e8\u00a0ci\u00f2 che fa di <em>un&#8217;attivit\u00e0<\/em> un <em>lavoro<\/em>. Eppure, sembrerebbe che non tutti i lavori siano remunerati &#8211; ancor meno salariati. Tutte le attivit\u00e0 devono poter essere chiamate \u00ab<\/strong><strong> lavoro \u00bb<\/strong><strong>?<\/strong><\/p>\n<p>Definire queste attivit\u00e0 <em>lavoro <\/em>\u00e8 una sfida politica. \u00c8 un assunto teorico. \u00c8 cos\u00ec che le femministe guardano alle attivit\u00e0 domestiche &#8211; tutte quelle <em>attivit\u00e0<\/em> fatte in nome dell&#8217;amore, della famiglia, della maternit\u00e0 o della femminilit\u00e0, e che contribuiscono al funzionamento della societ\u00e0, del mercato del lavoro, del capitalismo e del patriarcato senza per questo essere riconosciute in quanto <em>lavoro<\/em>. Il primo strumento che le femministe hanno utilizzato per renderle visibili e misurarle \u00e8 stato quello di\u00a0esaminare quali attivit\u00e0 svolte in casa avrebbero potuto essere esternalizzate al mercato del lavoro. E questo gi\u00e0 pone degli interrogativi:\u00a0possiamo essere d&#8217;accordo\u00a0sulla cucina, sul fare la spesa, sulle pulizie della casa, sul controllo dei bambini, ma cosa succede quando si tratta del gioco con i bambini o del curare la pulizia di s\u00e9 stessi? Fare l&#8217;amore rientra nel lavoro domestico? C&#8217;\u00e8 stato un grande dibattito sulla definizione di queste attivit\u00e0, risolto con una proposta di <a href=\"https:\/\/www.insee.fr\/fr\/statistiques\/2123967#titre-bloc-3\">definizione di ambiti differenziati di attivit\u00e0<\/a>.<\/p>\n<p>La questione che viene subito dopo, una volta definito l&#8217;ambito, \u00e8 quella dell&#8217;unit\u00e0 di misura. Negli anni &#8217;70 diversi studi hanno mostrato il tempo che le donne consacravano al lavoro domestico,\u00a0senza per\u00f2 suscitare particolari attenzioni. \u00c8 stato necessario misurarlo in termini monetari per renderlo socialmente visibile &#8211; \u00ab<a href=\"https:\/\/www.persee.fr\/doc\/estat_0336-1454_1981_num_136_1_4521\">\u00e8 la sfida del valore<\/a>\u00bb, per riprendere i termini di Annie Fouquet. C&#8217;\u00e8 stato bisogno di ricorrere all&#8217;unit\u00e0 di conto dominante per misurare il peso che il lavoro domestico poteva rappresentare nella produzione. Anche l\u00ec, anche in quel tipo di dibattito. Ma a partire dal momento in cui la si misura in moneta, non c&#8217;\u00e8 il rischio di applicare una logica di mercato alla sfera intima? Valorizzando monetariamente quel lavoro non riconosciuto in quanto tale, non lo si riduce al semplice valore di mercato? Ridefinire queste attivit\u00e0 significa quindi lanciare una controproposta e affermare che\u00a0esiste un&#8217;ampia area di\u00a0attivit\u00e0 che sono ancora considerate al di fuori del lavoro &#8211; l&#8217;attivit\u00e0 familiare, di divertimento, di impegno e di formazione &#8211;\u00a0anche se contribuiscono\u00a0al funzionamento delle nostre associazioni, delle nostre imprese e dei nostri servizi pubblici.<\/p>\n<p>I<strong>n che modo il lavoro gratuito\u00a0diventa centrale\u00a0nelle logiche di impiego?<\/strong><\/p>\n<p>Io ho lavorato su attivit\u00e0 che si situano al di fuori di ci\u00f2 che si considera impiego e che non sono etichettate come lavoro: il volontariato, il servizio civile, le attivit\u00e0 digitali e in generale il <a href=\"https:\/\/fr.wikipedia.org\/wiki\/Travail_num%C3%A9rique\"><em>digi\u00adtal labor<\/em><\/a>. Se riprendiamo l&#8217;approccio delle femministe (quali che ne siano le loro correnti e punti di disaccordo), si comprende che il lavoro domestico &#8211; che possiamo considerare come la prima forma di lavoro gratuito seriamente analizzata come tale &#8211; non \u00e8 solo un lavoro non remunerato tale da poter essere pensato in termini sottrattivi (un lavoro meno una remunerazione): \u00e8 molto pi\u00f9 che una negazione, si tratta della mancanza di riconoscimento della lavoratrice in quanto tale. Perch\u00e9 lei \u00e8 vista come qualcun&#8217;altra: sposa, madre, etc. Tutto questo ha a che fare con dei valori. Io ho condotto queste analisi in sfere diverse da quella domestica. Nel mondo associativo, del volontariato, si ritrova questa idea che non \u00e8 propria del mondo del lavoro, ma dell&#8217;<em>impegno. <\/em>Potremmo applicare questo ragionamento ai tirocinanti &#8211; non \u00e8 lavoro, \u00e8 <em>formazione<\/em> &#8211; ma anche a tutta una serie di attivit\u00e0 alle quali noi guardiamo come degli <em>hobby<\/em>, delle passioni: \u00e8 il meccanismo del lavoro via internet, dove diciamo che uno scrive un blog perch\u00e9 \u00e8 appassionato.<\/p>\n<figure style=\"width: 960px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.revue-ballast.fr\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/miniature_jardinage.jpg\" alt=\"\" width=\"960\" height=\"600\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">\u00ab Miniature calendar \u00bb \u00a9 Tatsuya Tanaka<\/figcaption><\/figure>\n<p>In tutti questi scenari, torna la negazione del lavoro in nome di un qualche valore. Si potrebbe pensare, un po&#8217; schematicamente, che\u00a0 da un lato ci sia l&#8217;occupazione e l&#8217;impiego e dall&#8217;altro il lavoro gratuito. Ma sarebbe un errore. Giuridicamente il lavoro gratuito \u00e8 all&#8217;opposto dell&#8217;occupazione. Ma, in realt\u00e0, il funzionamento del mercato del lavoro \u00e8 completamente impregnato dal lavoro gratuito e lo \u00e8 in tanti modi. Il primo rinvia a tutte quelle forme di occupazione nei settori detti \u00ab femminili \u00bb. I salari sono pi\u00f9 bassi che altrove perch\u00e9 troviamo, al cuore dell&#8217;occupazione, la negazione del lavoro attraverso la dequalificazione:\u00a0cio\u00e8 di questa idea che non si tratti davvero di un lavoro, o che non sia complicato fare le pulizie, di occuparsi delle persone anziane, dei bambini etc. Questo lavoro, che chiamiamo <em><a href=\"https:\/\/www.cairn.info\/revue-etudes-2010-12-page-631.htm\">care<\/a>\u00a0(cura n.d.t.)<\/em> \u00e8 essenzialmente femminile e costituisce esattamente l&#8217;esternalizzazione del lavoro domestico al mercato del lavoro, con dei diritti, con una remunerazione, con dei sindacati, ma sempre suscettibile di questa negazione di competenze, della qualifica e del riconoscimento.<\/p>\n<p>Nella stessa prospettiva\u00a0troviamo il registro della <em>vocazione<\/em> (nel giornalismo, nell&#8217;industria creativa, nei media per esempio). Che sarebbe un trampolino verso il posto di lavoro: si lavora gratuitamente oggi per ottenere il mestiere dei nostri sogni, o la carriera che si spera costruiremo domani. Il lavoro gratuito sarebbe dunque una tappa nella carriera professionale, un <em>investimento<\/em> &#8211; dei sociologi americani hanno creato in tal senso l&#8217;idea di <em>hope labor<\/em>. Questo lavoro gratuito ha l&#8217;effetto di rafforzare il peso simbolico dell&#8217;impiego: diventa una sorta di Graal al quale si arriver\u00e0 percorrendo le diverse tappe. Si fa prima un po&#8217; di volontariato, poi uno stage, un tirocinio, o un servizio civile, un contratto di inserimento o di apprendistato e, solo alla fine, si avr\u00e0, forse, un \u00abvero lavoro\u00bb. Tutto questo incrementa la desiderabilit\u00e0 del lavoro nel suo statuto, ma fa si che interi settori del mercato del lavoro vadano avanti con il solo lavoro gratuito.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 poi un terzo modo in cui il lavoro gratuito trova spazio nel mercato del lavoro, pi\u00f9 recente sebbene gi\u00e0 presente in molti Paesi: la logica della <em>contropartita<\/em>. A chi non avesse trovato un proprio posto nella societ\u00e0 attraverso il lavoro si chiede di provare il loro valore mostrando di essere pronti.e a lavorare gratuitamente. Ci\u00f2 si\u00a0\u00e8 tradotto nelle politiche del lavoro degli ultimi anni, costruite attorno alla caccia ai disoccupat.i.e, o nella logica del <em>workfare<\/em>: ai beneficiari delle misure di sostegno si chiede una contropartita in termini di lavoro gratuito. Una ventina di anni fa, in Francia, abbiamo visto i disoccupati che facevano del volontariato attaccati:\u00a0li si minacciava di\u00a0essere radiati. In nome della disponibilit\u00e0 alla ricerca dell&#8217;occupazione si vietava l&#8217;attivit\u00e0 di volontariato. Dopo qualche anno,\u00a0ci diciamo invece\u00a0che i beneficiari del <a href=\"https:\/\/www.service-public.fr\/particuliers\/vosdroits\/N19775\" target=\"_blank\">RSA<\/a> dovrebbero fare del volontariato in contropartita dei loro sussidi e indennizzi. Si \u00e8 passati in pochissimo tempo dalla <em>proscrizione<\/em>\u00a0del volontariato al <em>prescrizione<\/em> del<em>\u00a0<\/em>volontariato.<\/p>\n<p><strong>Affinch\u00e9 il lavoro gratuito si realizzi deve iscriversi in una logica d&#8217;impresa e in un discorso fortemente legittimato (o un discorso governativo). Come si articolano questi due elementi?<\/strong><\/p>\n<p>Io mi sono interessata a quella che ho chiamato la \u00abpolitica del volontariato\u00bb, cio\u00e8 il modo in cui lo Stato sostiene, ma anche costruisce e orienta, finanzia e crea degli statuti attorno alle pratiche di lavoro gratuito nei contesti associativi. Il discorso canonico su questi aspetti \u00e8\u00a0quello che potremmo far risalire a\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Alexis_de_Tocqueville\">Tocqueville: <\/a>mentre negli Stati Uniti avremmo poco Stato e molta disponibilit\u00e0 dei cittadini e delle cittadine ad associarsi in tante associazioni, avremmo, nella Francia, un contromodello, quello di uno Stato presente, dal quale aspettarsi tutto e poche associazioni. \u00c8 l&#8217;idea dei vasi comunicanti: o c&#8217;\u00e8 tanto Stato, o ci sono tante associazioni. Io ho criticato questo approccio perch\u00e9 in realt\u00e0, in Francia come negli Stati Uniti, lo Stato \u00e8 un attore centrale per lo sviluppo delle pratiche di lavoro gratuito. Negli Stati Uniti, tutti i presidenti hanno costruito un proprio programma di volontariato, lo hanno finanziato, e hanno creato organizzazioni per sostenerlo. Le associazioni sono quindi anche, in parte, finanziate dallo Stato. Alcuni finanziamenti sono destinati ai settori dove \u00e8 necessario un maggiore e si rivolgono anche a determinate popolazioni. Nella storia degli Stati Uniti il volontariato \u00e8 stato a lungo una questione essenzialmente femminile. Quando le donne sono entrate in massa nel mercato del lavoro, negli anni &#8217;70, le politiche sono state ri-orientate, col sostegno dello Stato, iniziando a rivolgersi ai pensionati e alle pensionate che avrebbero dovuto subentrare. Poi, negli anni &#8217;80 e &#8217;90, \u00e8 stata la volta dei giovani, \u00ab le minoranze urbane giovanili \u00bb: questa giovent\u00f9 avrebbe potuto essere pericolosa, meglio sarebbe stato metterla a far del volontariato!<\/p>\n<figure style=\"width: 960px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.revue-ballast.fr\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/miniature_plomberie.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.revue-ballast.fr\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/miniature_plomberie.jpg\" alt=\"\" width=\"960\" height=\"600\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-caption-text\">\u00ab Miniature calendar \u00bb \u00a9 Tatsuya Tanaka<\/figcaption><\/figure>\n<p>Lo Stato \u00e8 un attore chiave del funzionamento di questo impegno civico &#8211; ne finanzia il meccanismo, costruisce le istituzioni e ne crea gli statuti. Basta guardare lo sviluppo del volontariato in Francia e la sua ultima forma: il servizio civile. Il pagamento delle indennit\u00e0 dei volontari non passa pi\u00f9 per le associazioni, ma per l&#8217;agenzia del servizio civile, finanziata dallo Stato. Queste politiche del volontariato sono anche simboliche: costruiscono delle retoriche, sviluppano un discorso di valorizzazione del buon cittadino come essere impegnato. \u00ab L&#8217;impegno civico \u00bb non \u00e8 certo un obbligo, ma un incentivo che\u00a0sfiora\u00a0l&#8217;ingiunzione. Quanto Martin Hirsch termina la sua revisione del servizio civile e afferma in un&#8217;intervista che \u00ab un giovane disoccupato che ha il senso dello sforzo, preferir\u00e0 fare un anno di servizio civile piuttosto che passarsi un altro anno in disoccupazione \u00bb, si sfiora il <em><a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Workfare\">workfare<\/a><\/em>. Lo Stato \u00e8 un attore centrale perch\u00e9, come dice Bourdieu, \u00ab <a href=\"https:\/\/www.college-de-france.fr\/media\/pierre-bourdieu\/UPL8210692617189123316_AN_98_bourdieu.pdf\">\u00e8 la banca centrale del potere simbolico<\/a> \u00bb. Chi meglio dello Stato pu\u00f2 legittimare una pratica? Bisogna inquadrare questo discorso che valorizza l&#8217;impegno in una prospettiva pi\u00f9 ampia di trasformazioni dello Stato e del lavoro nei servizi pubblici. Questo \u00abbuon\u00bb civismo che si deve dimostrare in permanenza \u00e8 una forma di messa al lavoro pubblica dei cittadini e delle cittadine.<\/p>\n<p><strong>Nelle lotte sociali si indica spesso lo smantellamento della funzione pubblica a beneficio del privato che guadagnerebbe nuovi mercati. Mentre si fa poco caso al lavoro gratuito nell&#8217;ambito dello Stato&#8230; <\/strong><\/p>\n<p>Ci\u00f2 che si ritira non \u00e8 lo Stato, quanto\u00a0il funzionario\u00a0<em>(in francese il funzionario \u00e8\u00a0essenzialmente il dipendente pubblico &#8211; n.d.t.)<\/em> e cio\u00e8 un certo tipo di lavoratori e di lavoratrici. Uno Stato che incita i suoi cittadini e cittadine a impegnarsi nella scuola o nel parco vicino casa \u00e8 estremamente presente, ma non nello stesso modo di uno Stato che \u00e8 disposto a pagare i suoi dipendenti. Per esempio, l&#8217;ultima grande inchiesta che ho fatto negli Stati Uniti con un collega americano,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.cairn.info\/publications-de-John-Krinsky--86960.htm\">John Krinsky<\/a>, si chiama \u00ab Chi pulisce i parchi ?\u00bb. Ci siamo resi conto che negli anni &#8217;70, c&#8217;erano 7.000 dipendenti municipali, sindacalizzati, coperti dalle regole del servizio pubblico &#8211; les <em>parkiees <\/em>&#8211; che pulivano i parchi diNew York (laggi\u00f9 i diritti sindacali sono stati dati nel privato, ma conquistati nel pubblico attraverso molte lotte e i <em>parkiees<\/em> sono stati tra i primi a battersi per ottenerli). Quando abbiamo iniziato la nostra ricerca, negli anni 1990, erano poco meno di 2.000. La questione era quindi: oltre questi dipendenti pubblici, chi pulisce i parchi della citt\u00e0?<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.cairn.info\/revue-societes-contemporaines-2012-3-page-49.htm\">Abbiamo mostrato<\/a> il progressivo aumento, fin dagli anni &#8217;70, di molti lavoratori e lavoratrici che affiancavano i dipendenti municipali. Abbiamo messo in luce il meccanismo della riduzione delle disposizioni contrattuali dei lavoratori nel servizio pubblico. Dapprima le associazioni hanno iniziato a gestire i grandi parchi in partenariato con la municipalit\u00e0 di New York, assumendo la loro mano d&#8217;opera. I dipendenti delle associazioni erano pagati, ma non avevano la stessa remunerazione n\u00e9 erano tutelati dalle stesse norme della funzione pubblica o dai sindacati. Poi sono arrivate due nuove categorie di lavoratori e lavoratrici, non riconosciuti.e come tali : i beneficiari degli aiuti sociali e i semplici cittadini. A partire dagli anni &#8217;80 e &#8217;90, si osserva lo sviluppo delle politiche di <em>workfare <\/em>: \u00ab Si dice a migliaia di beneficiari che se vogliono continuare a ricevere il sostegno, dovranno pulire i parchi di New York per 25 ore settimanali \u00bb. Contemporaneamente, la municipalit\u00e0 crea una un partenariato pubblico-privato che si chiama \u00ab<em>partnership for parks<\/em>\u00bb: cerca cio\u00e8 di mobilitare i cittadini e le cittadine \u00a0di New York affinch\u00e9 si impegnino volontariamente nei parchi vicino le loro case. Innanzitutto ogni parco avrebbe dovuto avere la sua associazione di volontari, che sarebbero poi diventati i guardiani dei parchi, che si sarebbero occupati del giardinaggio, della pulizia etc. in connessione con la municipalit\u00e0. Queste due categorie di lavoratori e di lavoratrici invisibili, o di lavoratori e lavoratrici gratuiti.e, rappresentano oggi una forza di lavoro incredibile. \u00a0\u00a0\u00a0<em>\u00a0<\/em><\/p>\n<figure style=\"width: 960px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.revue-ballast.fr\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/miniature_recolte_bon.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.revue-ballast.fr\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/miniature_recolte_bon.jpg\" alt=\"\" width=\"960\" height=\"600\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-caption-text\">\u00ab Miniature calendar \u00bb \u00a9 Tatsuya Tanaka<\/figcaption><\/figure>\n<p>Negli anni &#8217;90, in diversi quartieri del Queens \u00e8 stata fatto un esperimento: la citt\u00e0 \u00e8 stata messa in concorrenza con le imprese private per capire se valesse la pena delegare l&#8217;intera gestione dei parchi al privato.\u00a0Nelle parole del dipendente municipale, che l&#8217;ha fieramente raccontato, la citt\u00e0 aveva vinto. La ragione, nelle sue parole, era che \u00a0\u00ab Noi abbiamo una cosa che le imprese non hanno: il lavoro gratuito <a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>\u00bb. \u00c8 infatti il lavoro gratuito che ha permesso alla citt\u00e0 di mantenere il monopolio sulla gestione dei parchi. Per questo, il servizio non \u00e8 mai stato privatizzato (almeno non lo \u00e8 stato nei quattro anni della nostra ricerca, durante i quali non abbiamo mai visto un&#8217;impresa privata pulire i parchi cittadini) anche se la componente dei dipendenti municipali \u00e8 stata ridotta a meno della met\u00e0. Il servizio pubblico \u00e8 insomma assicurato dagli invisibili, che non pensano a loro stesse.i come a lavoratori o lavoratrici &#8211; con i diritti, le remunerazioni e le comunit\u00e0 di lavoro che ne conseguirebbero.<\/p>\n<p>La diversit\u00e0 delle disposizioni contrattuali, d&#8217;altronde, non \u00e8 ripartita a caso dalla gerarchia sociale. I dipendenti delle associazioni e quelli del municipio sono al 70% maschi, mentre nei gruppi dei beneficiari dei sussidi e dei volontari troviamo essenzialmente delle donne. Le volontarie sono in gran parte donne della classe media o superiore, mentre le beneficiarie sono al 90% nere o di origine sud-americana. Questa segmentazione per statuto, ma anche per sesso, classe e razza, rende smisurato lo scarto sociale tra due persone che pure stanno svolgendo lo stesso lavoro. L&#8217;idea che una volontaria che vive sopra Central Park e che scende un paio di volte a settimana per pulire il parco, come si trattasse del suo giardino, possa avere degli interessi comuni con la beneficiaria del sussidio che vive nel Bronx e fa il suo bel tragitto nel quadro del suo programma di <em>workfare<\/em>, sembra impossibile. Eppure, nello stesso tempo, New York utilizza il lavoro di queste donne per far funzionare il servizio pubblico. Questo esempio mostra l&#8217;impronta neoliberale del servizio pubblico: da un lato osserviamo la diminuzione del numero di dipendenti, dall&#8217;altro\u00a0la trasformazione delle disposizioni contrattuali della funzione pubblica. I beneficiari dei sussidi sognano di ottenere, un giorno, lo statuto di \u00ab <em>civil employee<\/em> \u00bb, ma quasi nessuno lo otterr\u00e0 davvero. Si separano le carriere cos\u00ec che i pi\u00f9 poveri non possano progredire nel percorso verso il lavoro pubblico, si indeboliscono i sindacati, che non riescono a gestire i diversi tipi di lavoratori e lavoratrici. Tutto questo non avviene in virt\u00f9 della privatizzazione, ma della \u00abgratuitizzazione\u00bb del lavoro.<\/p>\n<p>Oggi in Francia accadono cose simili. Con Francis Lebon, abbiamo fatto un&#8217;inchiesta sulle <a href=\"https:\/\/www.cairn.info\/revue-actes-de-la-recherche-en-sciences-sociales-2017-5-page-4.htm\">trasformazioni del lavoro nelle scuole<\/a> in seguito alla riforma dei ritmi scolari. L&#8217;implementazione della riforma ha condotto alla stessa moltiplicazione degli statuti dei lavoratori e delle lavoratrici in un servizio pubblico &#8211; qui la scuola. Abbiamo fatto entrare nella scuola volontari.e associativi.e, dei genitori volontari, persone in servizio civile, animatori e animatrici delle associazioni, lavoratori e lavoratrici contrattualizzati.e o esternalizzati.e, cos\u00ec che nella stessa scuola ci sono persone che fanno esattamente la stessa cosa, anche con compiti analoghi negli stessi momenti, ma con contratti, diritti e remunerazioni completamente diversi &#8211; e certi non si pensano come dei lavoratori. In gioco ci sono meccanismi di dequalificazione, di deprofessionalizzazione, ma anche di gratuitizzazione del lavoro nel servizio pubblico. Tutto questo ci mette in condizione di pensare agli effetti del neoliberismo non solo nei termini della privatizzazione, della guerra di tutti contro tutti e della costruzione dell&#8217;individuo-imprenditore, ma anche a guardare quel che chiamo il \u00ab lato civico \u00bb del neoliberalismo. \u00c8 una sfaccettatura che potrebbe suscitare simpatia e favorire l&#8217;adesione perch\u00e9 poggia sui valori dell&#8217;impegno, di una cittadinanza attiva e sulla buona volont\u00e0 delle persone. Ma i suoi effetti possono anche essere disastrosi.<\/p>\n<figure style=\"width: 960px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.revue-ballast.fr\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/miniature_hosto.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.revue-ballast.fr\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/miniature_hosto.jpg\" alt=\"\" width=\"960\" height=\"600\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-caption-text\">\u00ab Miniature calendar \u00bb \u00a9 Tatsuya Tanaka<\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>Quali sono le forme di lotta esistenti contro il lavoro gratuito e come sono organizzate?<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 complicato immaginare un&#8217;organizzazione perch\u00e9 il lavoro gratuito \u00e8 una questione che\u00a0unisce tante persone, ma allo stesso tempo divide. Se riprendiamo l&#8217;esempio dei parchi di New York, le donne che vi lavorano possono provenire dai due poli opposti della gerarchia sociale: il loro lavoro non ha lo stesso significato. \u00c8 quindi estremamente difficile immaginare una mobilitazione \u00abgenerale\u00bb dei lavoratori e delle lavoratrici gratuiti. Ho provato a recuperare e analizzare i conflitti nati attorno al tema del lavoro gratuito. In quale momento i lavoratori e le lavoratrici si sono mobilizzati? Di quali strumenti si sono serviti.e per farsi riconoscere? Sono gli strumenti salariali. Per esempio<a href=\"https:\/\/www.contretemps.eu\/extrait-travail-gratuit-simonet\/\">, i blogger dell&#8217;Huffington Post<\/a> hanno chiesto la riqualificazione del loro lavoro. Anche i sindacati sono cresciuti, come mostrato nel lavoro di <a href=\"https:\/\/www.cairn.info\/revue-societes-contemporaines-2012-3-page-75.htm\">Romain Pudal<\/a>\u00a0sull&#8217;incorporazione dei pompieri volontari dai sindacati dei pompieri professionali. Difficile, certo, sia perch\u00e9 questi diversi tipi di lavoro gratuito sono assorbiti da forme di impiego, sia perch\u00e9 implicano la creazione di statuti ibridi (come i tirocini) sui quali i datori si appoggiano. Dopo la mobilitazione di <a href=\"https:\/\/fr.wikipedia.org\/wiki\/G%C3%A9n%C3%A9ration_pr%C3%A9caire\">g\u00e9n\u00e9\u00adra\u00adtion pr\u00e9\u00adcaire<\/a> che ha ottenuto l&#8217;indennit\u00e0 per i tirocinanti anche oltre i due mesi, i datori hanno detto che non avrebbero pi\u00f9 preso tirocinanti perch\u00e9 il tirocinio iniziava a costare troppo e sarebbero quindi passati al servizio civile. Anche in Inghilterra, quando gli stagisti si sono ribellati le offerte di stage si sono trasformate in offerte di volontariato.<\/p>\n<p>La lotta che oggi \u00e8 al cuore delle mobilitazioni sul lavoro gratuito \u00e8 quella delle <a href=\"https:\/\/www.travailetudiant.org\/\">CUTE<\/a> (Comit\u00e9s uni\u00adtaires sur le tra\u00advail \u00e9tu\u00addiant) per la remunerazione dei tirocinanti nel Quebec. \u00c8 andata costruendosi sull&#8217;idea che\u00a0il tirocinio \u00e8, nei fatti, del lavoro gratuito, femminile, che lo stage \u00e8 una forma di riproduzione della forza lavoro tanto quanto lo \u00e8 il lavoro domestico e che il capitalismo beneficia del combinato di queste diverse forme. Il <a href=\"https:\/\/paris-luttes.info\/salaire-contre-le-travail-menager-1121\">\u00ab\u00a0<em>wages for hou\u00adse\u00adwork<\/em>\u00a0\u00bb<\/a> delle donne \u00e8 ripreso dai CUTE sotto la forma di un \u00ab <em>wage for student <\/em>\u00bb. Il salario, non \u00e8 solo un&#8217;indennit\u00e0, ma il riconoscimento dello status di lavoratore e lavoratrice. Perch\u00e9 ci sono tirocini nei settori educativi, sanitari, nel sociale &#8211; nei settori detti \u00ab femminili \u00bb &#8211; che non sono remunerati, mentre nello stesso Quebec lo sono gli stage degli ingegneri. L\u00e0 c&#8217;\u00e8 effettivamente una forte mobilitazione che porta speranza, perch\u00e9 riesce a creare il legame tra i tanti segmenti di lavoro gratuito.<\/p>\n<p><strong>\u00ab Da posizioni diverse nello spazio sociale, non d\u00e0 lo stesso\u00a0valore a\u00a0una stessa attivit\u00e0 \u00bb, dici. La questione del lavoro gratuito non \u00e8 dunque l&#8217;occasione di articolare le lotte anticapitaliste, anti-sessiste e anti-razziste?<\/strong><\/p>\n<p>Questa frase rinvia a una critica che il\u00a0<em>black feminism<\/em> e soprattutto <a href=\"https:\/\/fr.wikipedia.org\/wiki\/Bell_hooks\">bell hooks<\/a>\u00a0ha fatto del femminismo <em>mainstream<\/em> negli anni &#8217;80. Le femministe bianche avevano come soluzione per tutte le donne di uscire di casa e posizionarsi sul mercato del lavoro, mentre le donne nere, della classe operaia c&#8217;erano gi\u00e0 da un bel pezzo &#8211; e non era certo la felicit\u00e0. Per queste ultime, rientrare in casa significava anche trovare uno spazio di protezione, tanto pi\u00f9 in una societ\u00e0 razzista come quella statunitense. La casa poteva costituire per queste donne uno spazio di resistenza, di protezione, di trasmissione dei valori politici, di costruzione politica. \u00c8 per questo che il lavoro domestico delle donne bianche delle classi superiori non aveva lo stesso significato di quello delle donne nere delle classi popolari. Questo ci mette in condizioni di chiederci da quale punto di vista si parla quando si parla di lavoro gratuito, e da dove lo si guarda, in quale rapporto sociale \u00e8 preso.<\/p>\n<figure style=\"width: 960px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.revue-ballast.fr\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/miniature_ramassage.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.revue-ballast.fr\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/miniature_ramassage.jpg\" alt=\"\" width=\"960\" height=\"600\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-caption-text\">\u00ab Miniature calendar \u00bb \u00a9 Tatsuya Tanaka<\/figcaption><\/figure>\n<p>Oggi questo ragionamento ha avuto una certa eco con il dibattito sul reddito universale, per esempio, e con il chiedersi se possa o meno considerarsi un dispositivo femminista. Sentiamo per\u00f2 che con il reddito universale le donne potrebbero impegnarsi nelle associazioni, ma che <a href=\"https:\/\/www.lemonde.fr\/revenu-universel\/article\/2017\/03\/08\/le-revenu-universel-outil-d-emancipation-ou-danger-pour-les-femmes_5091028_5070036.html\">non dovrebbero tornare a casa<\/a>.<\/p>\n<p>Difatti, in questi argomenti c&#8217;\u00e8 una forma di sopra-valorizzazione del lavoro gratuito, vale a dire del lavoro volontario nelle associazioni, che comunque non sono luoghi egualitari. Questo ragionamento poggia anche su una forte idea di svalutazione del lavoro domestico: c&#8217;\u00e8 da chiedersi se non siano le divisioni di classe a fare la differenza tra il cattivo e il buon lavoro gratuito! Il <em>black feminism <\/em>\u00a0mostra come il valore \u00e8 anche sociale, costruito. L&#8217;analisi del lavoro gratuito contribuisce a una prospettiva intersezionale. Anche se ci\u00f2 resta difficile da articolare, bisogna analizzarlo in questo modo, o si rischia di cadere in una forma di naturalizzazione del valore. Pensare il lavoro gratuito attraversato da questi rapporti sociali \u00e8 un modo di rimettere al centro del dibattito un&#8217;analisi politica del lavoro. Riguardare il lavoro dal suo lato gratuito &#8211; con il supporto del dibattito femminista, che \u00e8 incredibilmente potente &#8211; ci permette di tornare a porci queste domande in un&#8217;analisi globale del lavoro oggi.<\/p>\n<p><strong>Attualmente le lotte\u00a0insistono sulla ripartizione del lavoro &#8211; ad esempio sulla diminuzione del tempo del lavoro. Questo ci fa pensare che abbiamo abbandonato la lotta per la definizione stessa del lavoro. Quali prospettive politiche potrebbero contribuire a far s\u00ec che questo conflitto si basi sul riconoscimento dell&#8217;azione produttiva?<\/strong><\/p>\n<p>Oggi \u00e8 la forza del movimento dei tirocinanti, che portano avanti una lotta per la definizione del lavoro e dove qualcosa pu\u00f2 davvero essere cambiato. Perch\u00e9 per lottare contro l&#8217;appropriazione, bisogna riprendere possesso del nostro lavoro. Prima di condividerlo, per riappropriarsene si tratta di definirlo. Per questo trovo la loro lotta potente ed entusiasmante. \u00c8 per questa stessa ragione che\u00a0sto ultimando\u00a0un\u00a0libro su <a href=\"https:\/\/www.revue-ballast.fr\/bernard-friot\/\">Bernard Friot<\/a>, perch\u00e9 lui rivendica che non si debba pensare alla ripartizione del valore ma alla sua definizione, collettivamente. Per questo l&#8217;idea di un reddito universale non mi convince. Sembra essere un modo per dire\u00a0 \u00abciascuno faccia come crede\u00bb. Quando ciascuno fa come vuole, i rapporti sociali girano a pieno regime. Non basta dire di non volerlo o di essere ben intenzionati affinch\u00e9 questi smettano di avere un impatto. Insomma, non vedo in che modo questo dispositivo potrebbe far cadere l&#8217;ordine patriarcale o capitalista.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Rimandi<\/strong><\/p>\n<p>\u2630 Leggi la nostra intervista con Fabienne Lauret\u00a0:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.revue-ballast.fr\/fabienne-lauret-une-organisation-pour-se-defendre-au-quotidien\/\">\u00ab\u00a0Une orga\u00adni\u00adsa\u00adtion pour se d\u00e9fendre au quo\u00adti\u00addien\u00a0\u00bb<\/a>, febbraio 2019<br \/>\n\u2630 Leggi la nostra testimonianza\u00a0<a href=\"https:\/\/www.revue-ballast.fr\/nous-etions-des-mains-invisibles\/\">\u00ab\u00a0Nous \u00e9tions des mains invi\u00adsibles\u00a0\u00bb<\/a>, luglio 2018<br \/>\n\u2630 Leggi la nostra testimonianza\u00a0 <a href=\"https:\/\/www.revue-ballast.fr\/a-lusine\/\">\u00ab\u00a0\u00c0 l\u2019usine\u00a0\u00bb<\/a>, juin 2018<br \/>\n\u2630 Leggi la nostra intervista con Angela Davis\u00a0:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.revue-ballast.fr\/angela-davis-sengager-demarche-dintersectionnalite\/\">\u00ab\u00a0S\u2019engager dans une d\u00e9marche d\u2019in\u00adter\u00adsec\u00adtion\u00adna\u00adli\u00adt\u00e9\u00a0\u00bb<\/a>, dicembre 2017<br \/>\n\u2630 Leggi la nostra intervista con Christine Delphy\u00a0:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.revue-ballast.fr\/christine-delphy\/\">\u00ab\u00a0La honte doit chan\u00adger de bord\u00a0\u00bb<\/a>, dicembre 2015<br \/>\n\u2630 Leggi la nostra intervista con Bernard Friot\u00a0:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.revue-ballast.fr\/bernard-friot\/\">\u00ab\u00a0Nous n\u2019a\u00advons besoin ni d\u2019employeurs, ni d\u2019ac\u00adtion\u00adnaires pour pro\u00adduire\u00a0\u00bb<\/a>, settembre 2015<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> <em>Le Travail b\u00e9n\u00e9\u00advole\u00a0: enga\u00adge\u00adment citoyen ou tra\u00advail gra\u00adtuit<\/em>\u00a0e\u00a0<em>Travail gra\u00adtuit\u00a0: la nou\u00advelle exploi\u00adta\u00adtion<\/em><\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> \u00ab\u00a0<em>We have some\u00adthing cor\u00adpo\u00adra\u00adtions don\u2019t\u00a0have:\u00a0free labor.<\/em>\u00a0\u00bb<\/p>\n<p><strong>Nota del traduttore<\/strong>: Quello del lavoro \u00e8 un ambito complesso da descrivere e anche pi\u00f9 da tradurre. Oltre al vocabolario delle pratiche quotidiane, infatti, si deve tenere conto della terminologia giuridica e statistica, di quella economica e sociologica. Diversamente dall&#8217;utilizzo che normalmente ne facciamo nella lingua italiana, in francese il lemma salario non si riferisce solo alla remunerazione del lavoro, ma all&#8217;intero corpus di diritti e tutele del lavoro dipendente e che regolano le condizioni dei lavoratori anche al di l\u00e0 del lavoro stesso. La remunerazione non \u00e8 quindi che una componente di quella a cui in francese ci si riferisce quando si parla di\u00a0<em>salariat <\/em>(ambito\u00a0salariale) o delle istituzioni salariali.\u00a0Un&#8217;ulteriore specificazione va fatta rispetto ad altri due concetti. Il primo \u00e8 quello di\u00a0<em>fonctionnaire, <\/em>che ho\u00a0tradotto con\u00a0<em>dipendente pubblico<\/em>. Sia in italiano che in francese, infatti, il funzionario \u00e8 colui o colei che svolge la funzione di un ente, che agisce, cio\u00e8, in virt\u00f9 della sua appartenenza a una qualche istituzione. In francese, per\u00f2, si parla di <em>fonctionnariat<\/em>\u00a0 soprattutto con riferimento alla titolarit\u00e0 della funzione pubblica, attribuita ai soli dipendenti, stabili, dell&#8217;amministrazione. Il secondo, infine, \u00e8 quello di <em>statut. <\/em>Anche in questo caso il francese\u00a0<em>statut<\/em> e italiano <em>statuto\u00a0<\/em>hanno\u00a0significati molto simili, ma in francese e riferito al lavoro il concetto di\u00a0<em>statut<\/em> \u00e8 molto pi\u00f9 simile a quello che in italiano si intende per contratto, cio\u00e8 a quel corpus di norme e regole che\u00a0inquadrano una certa condizione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DISCLAIMER: Intervista inedita per il sito di\u00a0Ballast\u00a0liberamente tradotta da G. 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