{"id":735,"date":"2022-01-22T22:36:37","date_gmt":"2022-01-22T21:36:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gdeangelis.eu\/index\/?p=735"},"modified":"2026-03-15T18:38:19","modified_gmt":"2026-03-15T17:38:19","slug":"il-contenuto-e-il-senso-del-lavoro-sono-esigenze-di-giustizia-sociale-intervista-ad-alain-supiot","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gdeangelis.eu\/index\/2022\/01\/22\/il-contenuto-e-il-senso-del-lavoro-sono-esigenze-di-giustizia-sociale-intervista-ad-alain-supiot\/","title":{"rendered":"Il contenuto e il senso del lavoro sono esigenze di giustizia sociale &#8211; Intervista ad Alain Supiot"},"content":{"rendered":"\n<p>Traduzione libera<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a> dell&#8217;intervista ad Alain Supiot realizzata da <span class=\"auteur\">ST\u00c9PHANE B\u00c9CHAUX e\u00a0<\/span><span class=\"auteur\">FRAN\u00c7OIS DESRIAUX per\u00a0<a href=\"https:\/\/www.sante-et-travail.fr\/contenu-et-sens-du-travail-exigences-justice-sociale\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Sant\u00e9 et Travail<\/a> nel Gennaio 2021.<\/span><\/p>\n<figure style=\"width: 1200px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone\" src=\"https:\/\/www.alternatives-economiques.fr\/sites\/default\/files\/public\/styles\/ae-169-custom_user_large_1x\/public\/field\/image\/alain_supiot_juriste.jpg?itok=eJsTkv6X&amp;timestamp=1611312651\" alt=\"\" width=\"1200\" height=\"675\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Alain Supiot: giurista, professore emerito al Coll\u00e8ge de France, \u00e8 uno dei pi\u00f9 eminenti giuristi francesi in materia di diritto sociale. Molto critico sull\u2019indebolimento dell\u2019ordine pubblico sociale, ci lascia la sua analisi sulla crisi sanitaria e l\u2019avvenire del lavoro.<\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>Quali insegnamenti estrae dalla crisi epidemica ed economica che ha caratterizzato il 2020?<\/strong><br \/>Questa crisi mostra il carattere illusorio di certi discorsi sull\u2019economia che sarebbe ormai divenuta immateriale, o interamente nelle mani dei\u00abmanipolatori di simboli\u00bb, per riprendere l\u2019espressione dell\u2019economista americano Robert Reich. Con il Covid-19, i lavoratori \u00abroutinari\u00bb, mal pagati e di cui alcuni annunciavano la prossima sostituzione con le macchine, si sono rivelati\u00abessenziali\u00bb. Bisogna dunque tirare le somme della centralit\u00e0 dei compiti essenziali, migliorando i redditi e le condizioni di lavoro di chi li svolge.<br \/>La grande caratteristica della specie umana \u00e8 la divisione del lavoro. Non ci ha lasciato con il fordismo ed \u00e8 una costante dell\u2019organizzazione di tutte le societ\u00e0. Questa crisi ci ricorda l\u2019interdipendenza degli uni rispetto agli altri. Instituire una comunit\u00e0 di lavoro, che sia alla scala dell\u2019impresa o della nazione, richiede la messa in campo di meccanismi di solidariet\u00e0 efficaci. Mentre ora, da molti anni, ci si sforza di decostruirli. Nello stesso tempo che il confinamento esacerba la polverizzazione della societ\u00e0 in individui, tale polverizzazione mostra i suoi limiti: spinta all\u2019estremo, questa concezione non \u00e8 vivibile.<\/p>\n<p><strong>La crisi sanitaria ha anche rafforzato l\u2019economia delle piattaforme con condizioni di lavoro spesso degradate. L\u2019uberizzazione del mercato del lavoro \u00e8 ineluttabile?<\/strong><br \/>La rivoluzione digitale si accompagna a molteplici tentativi di promuovere forme di lavoro al di l\u00e0 del lavoro salariato. Del resto, non c\u2019\u00e8 nulla di nuovo in questo. Negli anni \u201960, l\u2019industrializzazione dell\u2019agricoltura si \u00e8 accompagnata ai\u00abcontratti di integrazione\u00bb che assoggettano i contadini ai marchi dell\u2019agroalimentare e li privano di ogni autonomia nel loro lavoro, senza d\u2019altronde riconoscergli la condizione di dipendenza. Questi cosiddetti indipendenti non controllano nulla, ma devono lavorare enormemente per portar via un reddito spesso inferiore al salario minimo garantito orario (ndt: in Francia esiste un salario minimo chiamato <a href=\"https:\/\/fr.wikipedia.org\/wiki\/Salaire_minimum_interprofessionnel_de_croissance\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">SMIC<\/a>). E non possono ottenere la riqualificazione della relazione di lavoro in un contratto di lavoro perch\u00e9, nel 1964, il legislatore \u00e8 intervenuto per impedirglielo, cos\u00ec come tenta oggi di impedirlo ai lavoratori\u00abuberizzati\u00bb. \u00a0Quando sappiamo che il settore agricolo conosce il pi\u00f9 elevato tasso di suicidi, ci\u00f2 non promette bene per i lavoratori delle piattaforme\u2026<br \/>Questa \u201cterza via\u201d, tra il lavoro salariato e l\u2019indipendenza, \u00e8 <em>un\u2019impasse<\/em> sociale. Ovunque nel mondo, compresi gli Stati Uniti, i tribunali hanno riqualificato in contratto di lavoro l\u2019impiego dei corrieri o degli autisti sotto piattaforma. Ai miei occhi, \u00e8 essenziale che il giudice resti padrone della possibilit\u00e0 di accordare o no questa riqualificazione. Oggi, sotto la pressione di un\u2019intensa azione di lobbyng, il legislatore sembra accanirsi a risparmiare le piattaforme dal campo di applicazione del diritto del lavoro. Si tratta di un gioco molto pericoloso di cui non si conoscono davvero i rischi. La concezione degli algoritmi dovrebbe dunque essere oggetto di un dibattito contraddittorio e allo stesso tempo entrare nel campo della negoziazione collettiva. Per questo serve un quadro legislativo. Altrimenti, non accadr\u00e0 nulla, le piattaforme si accontenteranno di mostrare le loro carte senza valore e senza effetti.<\/p>\n<p><strong>La crisi sanitaria ha comunque assestato una formidabile accelerazione al telelavoro. Dobbiamo rallegrarcene?<\/strong><br \/>Le lenti economiche sono cieche al lavoro invisibile, quello che si gioca al di fuori del mercato e in particolare l\u2019educazione dei bambini. Nelle classi popolari, soprattutto tra le madri sole, la deregolazione del tempo di lavoro mina la capacit\u00e0 educativa della famiglia. Poi ci rammarichiamo di fronte al drammatico calo del livello scolastico in certe zone e dei giovani lasciati a loro stessi che sprofondano nella delinquenza. Il mio timore \u00e8 che il telelavoro finisca per amplificare tali derive.<br \/>Nel XIX secolo la rivoluzione industriale ha rotto i ritmi della vita umana scandita dalla natura. Da allora, il compito del diritto del lavoro \u00e8 consistito nel fissare regole di conciliazione dei tempi che tengano conto della vita fuori dal lavoro, sia essa sociale o familiare. \u00c8 inconcepibile che il telelavoro prosperi al di fuori di questo quadro, di tali obblighi. In questo \u00e8 essenziale che la sua implementazione non rilevi esclusivamente dai contratti individuali o degli accordi aziendali. \u00c8 necessario un quadro collettivo ben pi\u00f9 ampio, che si imponga a tutte le imprese.<\/p>\n<p><strong>Non \u00e8 questa la strada imboccata, il legislatore spinge all\u2019inversione delle norme e alla priorit\u00e0 dell\u2019accordo aziendale.<\/strong><br \/>Ha ragione. Ma questa ambivalenza non risale a ieri. Nel 1982, le leggi <a href=\"https:\/\/fr.wikipedia.org\/wiki\/Lois_Auroux\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Auroux<\/a> volevano chiaramente introdurre dei meccanismi democratici all\u2019interno delle imprese. Ma prima ancora di queste leggi, due prime ordinanze hanno dato alle imprese la possibilit\u00e0 di derogare in certi casi alla legge stessa. Certi dirigenti vedevano allora nel \u201ccontratto collettivo aziendale\u201d un mezzo di sottrarsi al codice del lavoro. La negoziazione del lavoro \u00e8 stata concepita come uno strumento di polizia sociale della concorrenza. Ma oggi si tende a subordinarlo alla libera concorrenza, mentre non c\u2019\u00e8 da farne uno strumento di concorrenza. Dalle ordinanze di Macron, l\u2019articolo <a href=\"https:\/\/www.legifrance.gouv.fr\/codes\/article_lc\/LEGIARTI000036762199\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">L2261-25 del Codice del Lavoro<\/a> prevede che il ministro del lavoro possa rifiutare l\u2019estensione di un accordo collettivo \u201cper dei motivi di interesse generale, soprattutto per indebito pregiudizio nei confronti della libera concorrenza\u201d. Si tratta di un completo ribaltamento! L\u2019indebolimento continuo dei contratti di settore rompe l\u2019equilibrio tra le forze senza il quale la negoziazione collettiva aziendale non \u00e8 pi\u00f9 uno strumento di democratizzazione, ma di sottomissione collettiva. Ci\u00f2 contravviene alla <a href=\"https:\/\/www.ilo.org\/dyn\/normlex\/fr\/f?p=1000:12100:0::NO::P12100_INSTRUMENT_ID,P12100_LANG_CODE:312280,en:NO\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">convenzione 135 dell\u2019Organizzazione Internazionale del Lavoro<\/a>, che impone di garantire \u201cche la presenza dei rappresentanti eletti non possa servire all\u2019indebolimento della posizione dei sindacati interessati\u201d (Art. 5).<\/p>\n<p><strong>Questo implica una qualche strategia da parte sindacale?<\/strong><br \/>Storicamente, i sindacati hanno ammesso che la questione da discutere fosse quella del giusto equilibrio tra le prestazioni economiche scambiate nella relazione di lavoro: tempo contro denaro. Si sono battuti contro lo sfruttamento del lavoro, non contro l\u2019oppressione nel lavoro.\u00a0 Il movimento operaio ha cos\u00ec eliminato il contenuto e il senso del lavoro dalla nozione di giustizia sociale. Oggi la rivoluzione informatica e la crisi ecologica devono obbligarci a rimetterceli. Ci\u00f2 significa non limitare il ragionamento alla sola ripartizione della ricchezza. La questione da aggiungere al campo della giustizia sociale \u00e8 quella di una giusta divisione del lavoro. Bisogna pensare che ci\u00f2 che si produce e il modo in cui lo si produce, sono anche quelli oggetto di discussione collettiva all\u2019interno dell\u2019impresa. Finch\u00e9 non lo si far\u00e0, non ci sar\u00e0 una vera democrazia economica. Le questioni in ballo riguardano la salute e sicurezza sul lavoro, l\u2019ecologia e l\u2019utilizzo dei nuovi strumenti.<\/p>\n<p><strong>Quali sarebbero i punti di appoggio per iniziare questo cambiamento?<\/strong><br \/>La salute e la sicurezza sul lavoro sono una leva giuridica estremamente potente. Affermare che le persone non debbano morire o ammalarsi al lavoro \u00e8 un argomento difficilmente discutibile e questo vale anche per i pi\u00f9 liberali. Ai suoi tempi, anche Margaret Tatcher l\u2019ha ammesso.<br \/>\u00c8 tanto pi\u00f9 urgente affrontare la questione in quanto con la governance del lavoro attraverso i numeri e i cattivi usi dell&#8217;informatica si assiste a un aumento considerevole dei danni alla salute mentale.<br \/>Prima il lavoro poteva renderci stupidi, oggi ci rende pazzi! Se integrassimo la salute mentale negli obblighi in materia di salute e sicurezza in capo al datore permetteremmo al giudice di entrare nella scatola nera del management. E questa \u00e8 una leva formidabile per costringere le imprese a un buon uso degli strumenti digitali.<\/p>\n<p><strong>Dobbiamo quindi uscire a ogni costo da questo \u201cgoverno con i numeri\u201d, titolo di una delle vostre opere?<\/strong><br \/>Le imprese si sono rinchiuse in una rappresentazione cifrata della loro attivit\u00e0, con tabelle e percentuali. Questo governare attraverso i numeri fa pensare a un Gosplan sovietico. Alla fine dell\u2019URSS, i dirigenti non sapevano pi\u00f9 ci\u00f2 che accadeva nel Paese, ma fissavano comunque degli obiettivi di produzione. Questo rischio minaccia oggi le nostre imprese, ormai guidate da fogli Excels. I dirigenti devono invece fare appello al sapere dei loro salariati, che conoscono fin troppo bene ci\u00f2 che succede. Anche i sindacati restano uno strumento potente per restare ancorati alla realt\u00e0 delle esperienze, necessariamente diversificate. La rivoluzione informatica potrebbe andare in questo senso. Ma ci\u00f2 suppone margini di autonomia, creativit\u00e0, concertazione e riflessione collettiva.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a>Per traduzione libera intendo due cose: la prima \u00e8 che nessuno me l&#8217;ha chiesta, la seconda \u00e8 che non essendo un traduttore potrei essere meno preciso sulla forma. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Traduzione libera[1] dell&#8217;intervista ad Alain Supiot realizzata da ST\u00c9PHANE B\u00c9CHAUX e\u00a0FRAN\u00c7OIS DESRIAUX per\u00a0Sant\u00e9 et Travail nel Gennaio 2021. 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