Abstract

La relazione tra lavoro gratuito e remunerato:
la passione nel processo di istituzionalizzazione della diseguaglianza.

Attraverso un continuo processo di territoralizzazione e deterritorializzazione il capitalismo espande gli assiomi che lo costituiscono. Con questa espressione Deluze e Guattari descrivevavno ne l’Anti-Edipo (1972) la capacità del capitalismo di moltiplicare le occasioni di sussunzione e di accumulazione. È in quest’ottica che può essere letta la relazione tra i regimi di giustificazione alla base delle cité che hanno dominato la storia della società capitalista, sistematizzate nei lavori di Boltaski e Thévénot (1991) e Boltanski e Chiapello (1999). Una relazione senza dubbio dinamica, fatta da compenetrazioni e contraddizioni che nulla hanno a che vedere con la logica lineare dell’evoluzione, ma che rispondono piuttosto al gioco dato dall’elasticità del confine tra ciò che in una società può considerarsi formale e ciò che è deve considerarsi informale.

Se è vero che nei momenti di massima espansione economica l’azione regolatrice dello Stato si affievolisce (Deleuze e Guattari, 1972), è in quelli di crisi che – nelle parole di Hirschman (1982) – la mano che nasconde si ritira, mostrando gli elementi di non conformità alle retoriche dominanti, le sacche di informalità e di rischio legate all’invisibilità pregressa. Con la crisi del fordismo, nelle sue dimensioni organizzativa, produttiva e istituzionale, trovano quindi visibilità quelle strutture che pur non pienamente conformi alle retoriche della cité industrielle ne hanno favorito il funzionamento.

In questi termini, richiamando quello spirito di sacrificio e di abnegazione che hanno caratterizzato il lavoro delle piccole imprese, che all’ombra della grande industria ne hanno fornito la giusta flessibilità per l’implementazione delle sue routine, oggi, la centralizzazione della dimensione vocazionale dell’impegno lavorativo, la valorizzazione della passione nel coinvolgimento dei lavoratori, sono gli elementi che favoriscono la piena assoggettazione dei lavoratori.

Gli elementi alla base della capacità del capitale di estrarre valore dai fattori appena sintetizzati sono da rintracciarsi su diversi piani. Quello dei sistemi produttivi, che nell’occidente economico si distanziano dalla materialità della produzione; quello organizzativo, favorito dalla rivoluzione tecnologica della rete, che ha reso possibili livelli di divisione del lavoro prima non raggiungibili – si prenda come esempio quello della divisione tra proprietà finanziaria dell’impresa e gestione amministrativa. Il piano istituzionale, rispetto al quale il processo di deregolamentazione e liberalizzazione ha portato ad una mutazione non solo dei diritti del lavoratore-cittadino, ma ha cambiato il terreno dell’esigibilità stessa dei diritti, spostandola dal lavoro al mercato del lavoro, dall’occupazione (emploi) all’occupabilità (employabilité), ponendo il principio di concorrenza tra i lavoratori al centro dei meccanismi di protezione sociale (Friot, 2011).

Il lavoro gratuito, nella prospettiva qui adottata, si inscrive pienamente in questo quadro di profonde trasformazioni. La moltiplicazione delle occasioni di lavoro gratuito diventa, infatti, una condizione condivisa, sebbene con diverse sfumature di significato in base agli inquadramenti nei quali la stessa produzione di valore avviene.

Gli interrogativi che orientano il lavoro proposto insistono dunque su quali siano le logiche che, dal punto di vista dei soggetti, governano la relazione tra lavoro gratuito e lavoro remunerato, che ne giustificano l’esistenza stessa e quali siano i rischi, individuali e organizzativi, legati alla relazione in questione.

Consapevoli che un’esplorazione esaustiva delle sfere evocate non é praticabile in questa sede, ci limitiamo, nel lavoro proposto, a richiamare alcune delle evidenze empiriche, parziali, di un terreno di analisi più ampio che confluirà in una tesi di dottorato.

La parzialità dei risultati in questione riguarda sia il terreno di indagine che le dimensioni di analisi. Per quanto riguarda il primo, le interviste in profondità sono state realizzate su due piccoli gruppi di lavoratori che, pur lavorando insieme su uno stesso progetto o su uno stesso servizio, si differenziano al loro interno sia sul piano gerarchico che su quello dell’inquadramento. Così definite, le unità organizzative analizzate appartengono a settori diversi per barriere di accesso, per investimento individuale e per riconoscimento sociale: si tratta di un gruppo di ricercatori del CNR e di un gruppo di educatori della scuola primaria impegnati nel supporto alla disabilità. Pur trattandosi di attività inserite in contesti produttivi a vocazione pubblica, le pressioni dovute al rispetto degli accordi sovranazionali in materia di riduzione della spesa ne caratterizzano una profonda trasformazione che coinvolge i lavoratori frammentando gli inquadramenti e le condizioni di lavoro, e, ovviamente, l’organizzazione del lavoro.

Questo é il terreno su cui ragioneremo della relazione tra lavoro gratuito e lavoro retribuito, partendo dalle definizioni delle condizioni che ne danno gli stessi lavoratori e delle strategie messe in campo per ottenere il riconoscimento del proprio impegno. In particolare, avremo modo di osservare come, accanto alle condizioni di inquadramento, la passione agisca sull’assoggettamento dei lavoratori ai diversi regimi, quello dell’occupabilità e quello dell’occupazione, influendo sia sul modo in cui i lavoratori percepiscono il limite tra lavoro gratuito e remunerato, sia sulle strategie di perseguimento del riconoscimento. Infatti, sia per quanti rivolgono le aspettative di riconoscimento all’interno della propria organizzazione, sia che per quelli che orientano la propria ricerca all’esterno, cioè al mercato del lavoro, la gratificazione legata alla propria passione é centrale nell’attribuzione di senso dato al lavoro. Tuttavia, vedremo anche come l’attribuzione di senso costruita su un piano individuale renda paradossalmente più difficile il processo di fidelizzazione del lavoratore all’organizzazione e come rischi di accelerare, traducendolo dal mercato all’interno delle stesse organizzazioni, il processo di istituzionalizzazione della diseguaglianza.

Boltanski L. Chiapello E. (1999) Le nouvel esprit du capitalisme. Editions Gallimard, Paris ;
Boltanski L. e Thévenot L. (1991) De la justification: Les économies de la grandeur, Gallimard, Paris ;
Deleuze G. Guattari F. (1972) L’Anti-Edipo, Minuit, trad. It.  “L’Anti-Edipo” – Traduzione di A.Fontana, Einaudi, 2002;
Friot B. (2011) « Le déclin del’emploi est-il celui du salariat? Vers un modèle de la qualification personnelle » ; in Travail et Emploi 126 (avril-juin 2011) ;

Hirschman A.O. (1967) Development Projects, Observed, Brooking Institutions, Washington