Bologna da bollino rosso giovedì. Cgil, Cisl e Uil in pressing: “Subito una norma per tutelare gli operai”. L’assessore Paglia: “Lavoriamo per anticipare al massimo la promulgazione della legge”
Dall’esperienza si dovrebbe imparare. Nel 2025 la prima vittima accertata per conseguenze del colpo di calore durante il lavoro c’è stata il 1 luglio. Giusto un giorno prima dell’entrata in vigore dell’ordinanza regionale che avrebbe vietato il lavoro tra le 12:30 e le 16:00 in determinati settori e a determinate condizioni climatiche dal 2 luglio al 15 settembre. Il ritardo del 2025 non fu di un solo giorno. Già a giugno i picchi di rischio erano stati elevati e per aree molto estese della regione.
Sarebbe quindi stato lecito attendersi un cambio di rotta, da parte della Regione. Invece no, si tentenna nonostante i sistemi previsionali fossero già da qualche giorno allineati nell’annunciare l’arrivo dei primi caldi anomali per maggio, i più pericolosi perché arrivano mentre non siamo abituati.
Poi certo, ci si potrebbe chiedere contro chi o cosa stia lavorando la Regione che deve “lavorare per anticipare” quanto possibile una legge che c’era già. Ma ci si potrebbe anche chiedere quanto un’ordinanza regionale su tre o quattro settori possa davvero mettere al riparo chi lavora esposto a rischi elevati. Perché è chiaro che un divieto non basta, si deve evitare che ricada su chi lavora, andrebbe fatto rispettare etc. Ma di certo aiuta a fare prevenzione. Quella che nei comunicati stanno chiedendo le sigle sindacali.