Nelle ultime due settimane il riscaldamento climatico è entrato in almeno due diversi approfondimenti proposti dalle strutture della CGIL dell’Emilia-Romagna. Il primo è il capitolo dell’Osservatorio regionale sull’Economia e il Lavoro dedicato agli indicatori ambientali e del territorio. Il secondo è l’osservatorio permanente sugli infortuni e le malattie professionali.
In entrambi i casi si è evidenziato come i rischi connessi ai cambiamenti climatici non sono ugualmente distribuiti sulla popolazione, così come non lo sono le responsabilità delle emissioni. La parte più ricca della popolazione è quella che tende ad avere i comportamenti e le abitudini più impattanti, mentre quella più povera è quella che ne subisce maggiormente le conseguenze. Questo vale per tutti gli aspetti trattati, inclusi gli effetti del caldo estremo, potenzialmente più dannosi per la popolazione anziana – che è poi anche quella che più spesso passa le estati nelle città arroventate – e per chi è costretto a svolgere lavori ad elevata intensità fisica, all’aperto e durante le ore più calde.
La prevenzione degli infortuni e dei malori è da qualche anno oggetto di una qualche attenzione da parte di diverse amministrazioni regionali, tra cui quella dell’Emilia-Romagna. L’attenzione, oltre alla diffusione di vademecum e brochure informative, si sostanzia con l’adozione di delibere ad hoc destinate a limitare il lavoro in condizioni di alto rischio.
L’ultima è quella entrata in vigore nel pieno dell’estate del 2025, il 30 giugno, con validità dal 2 luglio al 15 settembre. L’impianto è simile a quello di interventi analoghi già adottati negli anni precedenti anche in altre regioni – si veda il quadro nazionale nel report dedicato. Come spiegato sul sito della Regione Emilia-Romagna: la delibera dispone il «divieto di lavorare tra le ore 12.30 e le 16, nei cantieri edili, in agricoltura, nel florovivaismo e nei piazzali della logistica, in condizioni di esposizione prolungata al sole e svolgendo attività fisica intensa, nei giorni e nelle aree in cui le mappe nazionali online del rischio segnalino un livello ‘ALTO’.».
Il link presente sulla pagina del portale regionale rimanda a un sistema previsionale realizzato nell’ambito di un progetto CNR-Ibe e Inail denominato worklimate2.0. Il sistema, benché come dichiarato negli stessi output è sperimentale, consente di rintracciare, giorno per giorno, le aree di rischio per chi lavora al sole e svolgendo attività fisica intensa sulla base di un sistema previsionale che tiene conto dell’indice WBGT (Wet Bulb Globe Temperature – UNI EN ISO 7243) mediato per alcune specifiche condizioni lavorative (come ad esempio l’utilizzo di DPI). L’identificazione delle aree di rischio è previsionale, quindi soggetta ad errori, anche se inevitabilmente una volta deliberato che il riferimento è la previsione, il dato osservato passa in secondo piano.
Il monitoraggio dei territori può essere fatto sia prendendo a riferimento le mappe di output, come ad esempio questa relativa al 15 giugno 2025, o inserire la località per cui si necessita la previsione direttamente sul sistema di ricerca. Esistono poi webapp appositamente pensate per le esigenze delle imprese..

Chiaramente, se la mappa complessiva è molto utile per comprendere la situazione del Paese e per incrementare l’attenzione sul tema, ai fini della prevenzione sul posto di lavoro l’utilità diminuisce. Meglio sarebbe, ad esempio, che l’ordinanza facesse riferimento alla ricerca per località, ma anche in quel caso non mancano le criticità. La prima e più evidente è che di fatto si chiede all’impresa o all’RLS di andare a verificare, giorno per giorno, le condizioni di rischio per il proprio luogo di lavoro. Si tratta di una complicazione non da poco ai fini della prevenzione, ma di certo incide sulla possibilità di un risarcimento in caso di infortunio. C’è poi da considerare l’effetto sulla cultura della sicurezza, che di certo ha un suo peso nella diminuzione degli infortuni complessivi. Altre criticità della delibera riguardano invece i perimetri disposti dall’ordinanza stessa. In primo luogo c’è il limite che riguarda i settori interessati: edilizia, flovivaismo, agricoltura e logistica (limitatamente ai piazzali), che di fatto però esclude tutte le altre categorie di lavoratori e di lavoratrici ugualmente esposti.
In secondo luogo c’è la questione delle date. Nella mappa mostrata in figura si evidenzia come buona parte dell’Emilia-Romagna sia in area con rischio elevato già il 15 giugno, periodo non interessato dalla delibera. Il caldo costituisce un rischio a prescindere dalla data. A dimostrarlo è la triste evidenza che la morte del 47enne Ait El Hajjam Brahimsi, titolare di un’impresa edile morto nel bolognese, risale al 1 luglio. Giusto un giorno dopo l’adozione della delibera e un giorno prima della sua entrata in vigore.
Un altro problema, ma questo è più tecnico e probabilmente in via di risoluzione, è che il sistema di worklimate2.0 non permette un’esplorazione storica e con sufficiente precisione delle condizioni di rischio. Se infatti è vero che l’incidente o l’infortunio prima si denunciano e meglio è – la legge impone un tempo massimo di 48 ore – , altrettanto vero è che il risarcimento Inail è ottenibile fino a tre anni dall’evento.
Come anticipato, questo limite del sistema worklimate2.0 è in fase di risoluzione. Da quest’anno è infatti disponibile un sistema di ricerca che, previa iscrizione, permette di osservare le condizioni di rischio per comune dal 1 aprile 2025. Ho notato che i riscontri dall’archivio non sempre coincidono con quelli negli output cartografici – come del resto si può osservare nelle mappe, entrambe riferite al 15 giugno – ma spero che quanto prima tutte queste incertezze possano risolversi, soprattutto visto che in termini di sicurezza ogni incertezza la paga chi lavora.
Dall’archivio ho estratto i dati per le località dell’Emilia-Romagna dal 1 maggio 2025 al 30 settembre 2025. Da un lato la mappa mostra l’entità del problema al di là delle date di validità dell’ordinanza. Dall’altro, il dettaglio permette osservazioni più precise di quelle generate dagli output disponibili sul sito di worklimate2.0.
Per vederla intera, apri un’altra finestra, click qui.
Potrebbe non essere la soluzione più comoda, ma credo possa avere una qualche utilità, sia ai fini della ricerca che del miglioramento del sistema di prevenzione.
DISCLAIMER: L’estrazione è basata sulle coordinate dei centroidi delle località distribuiti dall’Istat. Il dato potrebbe quindi differire da quello accessibile attraverso l’interrogazione diretta dell’archivio sul sito Worklimate, dove il centroide è calcolato su dati OpenStreetMap. Per approfondire si guadi qui: https://www.gdeangelis.eu/index/2026/04/04/previsioni-di-rischio-caldo-per-il-lavoro-intenso-worklimate2-0-emilia-romagna/