Mentre ancora non sono disponibili i dati sull’occupazione del 2025, Alessandra Testa su Il Corriere di Bologna recupera, grazie a Susanna Sandri della Camera del Lavoro Metropolitana di Bologna, quelli sull’occupazione femminile presentati nell‘Osservatorio sull’Economia e il Lavoro nella città metropolitana di Bologna del 2025 dell’Ires ER
La situazione a Bologna
I punti dolenti su Bologna vengono specificati, invece, dalle elaborazioni Ires, l’istituto di ricerche della Cgil: dopo tre anni di crescita, nel 2024 si è registrato un crollo di 3,4 punti percentuali del tasso medio di occupazione femminile, che si è attestato al 66%: le donne occupate sono scese da 224.861 a 218.301 (-2,9%) e quelle in cerca di lavoro sono aumentate del 61,7%. Un segnale che, secondo la componente della segreteria della Camera del lavoro con delega alle politiche di genere Susanna Sandri, si concentra nei citati comparti che sono «meno organizzati e sindacalizzati» e «dove la differenza retributiva è esaltata dal maggiore ricorso al part-time, spesso involontario, dalla discontinuità oraria e dalla frammentazione retributiva». «Paradossalmente, complici le politiche del governo che per esempio ha annunciato la cancellazione della consigliera di parità sul lavoro — denuncia Sandri — rischiamo di tornare indietro su diritti che consideravamo acquisiti».
La sindacalista segnala poi «un aumento delle violenze o pressioni psicologiche sul posto di lavoro». Alessandra Testa, a pag. 4 del Corriere di Bologna di Domenica, 8 Marzo 2025.
I dati trattati nell’Osservatorio dipingono un quadro che mostra criticità sotto tutti i punti di vista.
Il 2024 – anno a cui si riferiscono i dati – chiude infatti un triennio di crescita costante dell’occupazione femminile. Tra il 2021 e il 2023 aumentavano le occupate nel bolognese, ma anche tutti gli indicatori di disagio occupazionale, dalle condizioni involontarie (part-time e tempo determinato) fino alle dimissioni. L’indice di segregazione nel 2023 era arrivato al 43,6%, evidenziando come la crescita non era omogenea nei settori, ma molto polarizzata: maschi nell’edilizia, spinta dal bonus del 110, femmine (lo so, Istat classifica solo per sesso M/F) nei servizi a basso valore aggiunto: ristorazione, alloggio, commercio al dettaglio, assistenza socio-sanitaria privata. Ci chiedevamo che razza di piega stesse prendendo il mercato del lavoro bolognese e e i dati del 2024 danno una risposta molto precisa:
Il primo elemento è senza dubbio quello della segregazione di genere nel mercato del lavoro.
- Indice di segregazione settoriale: Nel 2024 è sceso a 38,97 (da 43,63 nel 2023) a causa dell’espulsione delle donne dai settori a loro tradizionale alta concentrazione.
- Segregazione nelle mansioni: L’indice per le professioni è pari a 47,74, segnalando che molte mansioni restano divise rigidamente per genere.
- Settori critici: Le donne risultano concentrate soprattutto nei servizi commerciali, alla persona e alle imprese, aree dove la segregazione è più marcata.
- Effetto espulsione: La riduzione della segregazione nel 2024 non indica una migliore integrazione, ma la perdita di posti di lavoro femminili in settori poco organizzati.
La concentrazione del lavoro femminile avviene nei settori dove il lavoro è più povero. Nei dati Inps del 2023, ma in quelli del 2024 la situazione cambia di poco, si trovano le retribuzioni medie annuali.
- Settore Alloggio e Ristorazione: Retribuzione media annua di soli 12.900 €.
- Servizi alle Imprese (appalti privati): Stipendio medio di 18.318 € annui.
- Incidenza Part-time: Nel settore alloggio/ristorazione e nell’assistenza socio-sanitaria privata il tempo parziale colpisce il 56% dei dipendenti.
- Discontinuità lavorativa: Nel settore dell’istruzione privata il 63,5% del personale lavora per meno di 52 settimane all’anno.
- Frammentazione salariale: Nei servizi alle imprese, il 45,9% dei lavoratori subisce discontinuità retributiva unita a un alto tasso di part-time (44,2%).
- Gender Pay Gap: La differenza retributiva giornaliera tra uomini e donne ha superato i 30 € medi nel 2024.
- Nella scuola pubblica: È il settore del pubblico impiego con gli stipendi più bassi, pari a 24.361 € annui medi.
- Incidenza del precariato: Il 33,3% del personale scolastico è assunto con contratto a tempo determinato, contro una media del pubblico impiego del 13,8%.
- Numeri del tempo determinato: Nel 2023 si contano 7.022 dipendenti con contratto a termine.
L’alto ricorso a contratti precari e la frammentazione lavorativa sono le cause principali della retribuzione ridotta rispetto agli altri comparti pubblici. C’è chiaramente un problema di salario, ma ilproblema è soprattutto organizzativo. Possiamo anche avere 15€ l’ora, ma se poi se ne lavorano 10 a settimana, che sia 15, 10 o 9 non cambia moltissimo. Il salario minimo dovrebbe essere mensile, altro che su base oraria.
Poi arrivano i tassi e le definizioni:
- Tasso di occupazione femminile: Crollo di 3,4 punti percentuali, attestandosi al 66%.
- Variazione occupate: Il numero di donne occupate è sceso da 224.861 a 218.301 (-2,9%).
- Aumento della disoccupazione: Le donne in cerca di lavoro sono aumentate del 61,7% in un solo anno.
- Inattività e scoraggiamento: Il numero di donne inattive è cresciuto del 7,3%, segnale di una vera espulsione dal mercato del lavoro.
- Contrazione selettiva: Mentre l’occupazione maschile cresce dello 0,4%, quella femminile arretra bruscamente, invertendo il trend positivo del biennio precedente.
C’è chi dice che il genere non esiste, magari fosse così almeno sul piano delle discriminazioni.
Evviva l’8 marzo giornata di lotta!