Altreconomia | Che cosa sei diventato, Terzo settore? Ricerca e alternative per non andare al passo del mercato

La trasformazione radicale degli attori, delle dinamiche, dei finanziatori del welfare è stato un tema a lungo invisibilizzato, anche in università, per il timore di mettere in cattiva luce un pezzo importante della cooperazione sociale. Ma le fatiche sono evidenti, per chi ci lavora e chi ne beneficia: immaginare strade nuove è necessario, spiega Davide Caselli, ricercatore, professore di Sociologia all’Università di Bergamo e membro del Laboratorio welfare pubblico

Fonte: Che cosa sei diventato, Terzo settore? Ricerca e alternative per non andare al passo del mercato

Quella di Caselli è una voce importante, anche perché maturata collettivamente, che ben rappresenta la scomparsa del lavoro dal racconto che si fa del welfare quando si indossano le lenti della sussidiarietà. Il lavoro scompare nel conteggio dei posti e delle ore, nel valore aggiunto, nei capitolati di appalto, nella progettazione degli interventi fatta con la calcolatrice. Non c’è la fatica, non ci sono la sofferenza e la precarietà, non c’è l’impoverimento collettivo che dalla 328 del 2000 ad oggi si misura in salari al di sotto della soglia di povertà, nel part-time forzato e nel turn-over, ormai incompatibile per una buona qualità dei servizi. Raccontare oggi il welfare attraverso quelle lenti significa rinunciare a immaginare un’alternativa concreta, pubblica, collettiva, demercificata dei servizi.

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